8.0
- Band: GOROD
- Durata: 00:43:55
- Disponibile dal: 28/08/2026
- Etichetta:
- Base Productions
Attraverso un percorso che oltrepassa i vent’anni di durata – senza contare gli esordi sotto il nome Gorgasm – l’obiettivo dei Gorod è sempre stato quello di trovare un linguaggio death metal personale, senza mai appiattirsi su schemi già codificati e, con album quali “Leading Vision” e “A Perfect Absolution”, il gruppo francese ha trovato una scrittura riconoscibile, con un approccio tecnico in equilibrio tra intransigenza e melodia.
Il lato più sperimentale, perlomeno fino ad ora, è stato riservato agli EP, a dimostrazione di come i Gorod non amino l’immobilismo: “Kiss The Freak”, in particolare, è un assalto thrash metal che si differenzia da tutta la discografia del quintetto, mentre “Transcendence” va ad esplorare quelle pulsione progressive che, come vedremo, sono alla base dell’uscita che andremo ad analizzare.
L’ottavo disco in studio dei Gorod, già prima della pubblicazione, si contraddistingue per una drammatica coincidenza: i suoi testi che parlano di derive ecologiche, catastrofi ambientali e devastazioni come conseguenza dell’arroganza degli esseri umani, si sono rivelati una triste profezia, con l’area di Bordeaux, dove il gruppo risiede, vittima di una rovinosa serie di incendi.
“The Ember Gone” è stato annunciato come “il disco più distintivo della nostra carriera” e, per una volta, non si tratta solamente di una dichiarazione dettata dall’entusiasmo per la nuova musica, bensì di una constatazione basata sui fatti.
Sembra che il materiale su cui la band ha lavorato risalga, almeno in parte, a diversi anni fa, e ciò è in linea con una certa eterogeneità; il lungo tempo di gestazione è alla base, invece, della cura dei dettagli e della complessità del risultato finale.
Come già accennato, queste canzoni si avvicinano, per spirito ed attitudine, alla libertà compositiva ed esecutiva di “Transcendence”, osando parecchio ma senza perdere incisività.
Negli otto pezzi di “The Ember Gone”, i Gorod mettono in mostra tutta la maestria che era già evidente in ogni loro opera precedente anche se in forme diverse, con l’impeto del death a lasciare spazio alle finezze del prog e, soprattutto, non dando mai l’impressione che la perizia tecnica possa aver la meglio sulle emozioni.
Pur parlando di un disco suonato con personalità, è impossibile non notare come i punti di riferimento siano i mostri sacri della musica estrema interpretata nella maniera più tecnica: prima di tutto gli Atheist, che vengono a galla nei riff nervosi e sincopati e nelle venature jazz e funk, poi i Cynic, la cui influenza è chiara nei momenti ariosi e nelle frequenti progressioni armoniche, e, più nascosti, i Coroner, presenti in alcuni passaggi techno-thrash.
Ciò che fa scorrere in modo naturale brani così strutturati è l’equilibrio: le due chitarre non si limitano a bombardare l’ascoltatore di note ma dividono il lavoro tra fraseggi, aperture melodiche e assoli, la batteria gestisce i cambi di ritmo con fluidità, il basso dialoga spesso con le sei corde e la voce, in growl ma spesso anche pulita, caratterizza le differenti atmosfere non lasciandosi sopraffare da tutta questa densità.
L’impatto cede il passo al groove, e a beneficiarne è soprattutto la doppietta composta dai due brani più lunghi, “Forgiveness” e “Regret”, pezzi che vivono di contrasti, ricchi di sfumature che possono essere colte anche dopo ripetuti ascolti. “Crimson” è uno strumentale che si basa su intricati fraseggi chitarristici, “Ignite” è un bombardamento sonoro con poche pause, mentre l’altrettanto cruda “Remains” conclude la narrazione con inattese tastiere settantiane.
La produzione riesce a bilanciare con successo pulizia ed aggressività, non eccedendo mai in uno dei due sensi, tanto che ogni strumento si sente in modo indistinto ma la somma resta un suono potente e coeso.
“The Ember Gone” è un’opera in cui la componente death metal non è totalizzante e lascia il posto a uno spirito progressive non del tutto inaspettato, anche se difficilmente prevedibile in queste proporzioni: per chi è assetato solo di blast-beat (che comunque sono presenti), il disco potrebbe rivelarsi una mezza delusione, ma è innegabile come ognuno dei singoli pezzi sia stato scritto con competenza, a dimostrazione di come i Gorod sappiano trattare questa materia con sicurezza ed eleganza.
