GRÁ – Väsen

Pubblicato il 01/05/2018 da
voto
7.5
  • Band: GRÁ
  • Durata: 00:40:59
  • Disponibile dal: 27/04/2018
  • Etichetta: Carnal Records
  • Distributore:

Il principale elemento di notorietà di questa band è probabilmente la presenza nelle sue fila di Heljarmadr, recente (più o meno) acquisto dei Dark Funeral dopo l’abbandono del carismatico Emperor Magus Caligula. Ma se il suo ingresso nella band di Lord Ahriman è risultato controverso, con un confronto impari soprattuto in sede live, va detto che al contrario i Grà toccano con questo loro terzo full-length una piena maturità e un esito più che positivo; che paradossalmente risente proprio dell’esperienza e della storia dei Dark Funeral: “Väsen” è infatti un album cupo e magniloquente insieme, che pur senza ricorrere a orchestrazioni pesanti o a stratificazioni troppo complesse, riesce a trascinarci in un gorgo emozionante, proprio come fu per i primi lavori dei Dark Funeral. Nel loro viaggio attraverso le foreste innevate della Scandinavia, all’inseguimento di riti pagani, falò rituali e – in fondo – della natura dell’Essere (come da titolo), i cinque svedesi ci offrono un lavoro compatto, eppure variegato. Anche nei momenti più quadrati e aggressivi (“Till Sörjerskorna”, “Dead Old Eyes”) i Grà non perdono un certo gusto meditabondo e introspettivo, che talvolta sfiora una moderata teatralità, in particolare in certi passaggi vocali. Sugli scudi, a tal riguardo, l’eccellente lavoro di Heljarmadr stesso, che in certi momenti ricorda lo Shagrath meno barocco (in particolare in “Hveðrungs Mær”), anche grazie agli innesti di tastiere che sostengono le sue linee vocali; esemplari, in tal senso, la lugubre e minimalista “Gjallarhorn”, un brano che non avrebbe sfigurato in casa Trelldom, e “The Devil’s Tribe”, forse l’unica traccia del lotto che occhieggia in maniera decisa agli anni Duemila. Parimenti importante è il lavoro alle chitarre del neo ingresso Natt – che è stato a sua volta per breve tempo nei Dark Funeral – e di Maugrim, che nei recenti riassestamenti della formazione ha lasciato il basso per dedicarsi a trine ipnotiche che spostano appunto l’orologio del tempo e della nostalgia agli anni fondativi del genere: tra riff circolari che si trasformano in arabeschi alle soglie del sinfonico (“King Of Decay”) e furia cieca, eppure intrigante e mischiata con grazia a passaggi acustici, come nel gran finale affidato alla title-track. I ragazzi hanno studiato bene e sono cresciuti notevolmente, insomma.

TRACKLIST

  1. Till Sörjerskorna
  2. King Of Decay
  3. Hveðrungs Mær
  4. Krig
  5. Gjallarhorn
  6. Dead Old Eyes
  7. The Devil's Tribe
  8. Väsen
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