6.5
- Band: GRAAL
- Durata: 01:00:14
- Disponibile dal: 04/05/2015
- Etichetta:
- Jolly Roger Records
Giunti al quarto studio album rilasciato in dieci anni di attività, i Graal concepiscono un lavoro potenzialmente ambizioso e multisfaccettato, dal quale traspare una sincera devozione nei confronti dell’hard rock britannico coniato da UFO e Deep Purple. Al contempo, il collettivo capitolino si avventura con lodevole coraggio negli angusti anfratti della New Wave Of British Heavy Metal di scuola White Spirit, non disdegnando qualche gradita incursione in territori progressivi. “Chapter IV” contiene al suo interno dodici episodi caratterizzati da un minutaggio prevalentemente elevato, dal quale emergono una serie di gradevoli intuizioni, purtroppo non concretizzate a dovere in fase di realizzazione. Il principale punto debole della band nostrana si annida nell’ugola del cantante e chitarrista Andrea Ciccomartino, sovente incapace di conferire un’impronta decisa e personale alla sua interpretazione dietro il microfono. Non aiuta di certo alla causa anche una produzione così opaca (il rullante della batteria appare spento e privo di vitalità), rea di penalizzare un lavoro ingiustamente imbrigliato nel suo notevole potenziale inespresso. Nell’opera non mancano comunque alcune composizioni degne di nota, come la brillante eleganza folcloristica palesata da “Little Song”, sorta di fruttuosa jam improvvisata tra Kansas e Jethro Tull. Lo spettro della pregevole Mark III del ‘profondo porpora’ viene rievocato con strabordante passionalità e vivido trasporto da “Stronger” e “Last Hold”, due episodi carichi di ribollente groove nei quali le chitarre e le tastiere determinano il successo della missione. Piace ma non conquista la rude veemenza espressa da “Shadowplay”; così come i continui cambi di umore palesati da “Pick Up All The Faults” non riescono a far decollare la composizione ai livelli d’eccellenza auspicati. Lo stesso discorso vale per “Goodbye”, autentico tour de force vergato da una trama narrativa discontinua e farraginosa, che sintetizza alcuni importanti limiti di un gruppo al quale viene richiesto un ulteriore cambio di marcia, per districarsi definitivamente tra la maglie fitte dell’underground.
