GRAVE DIGGER – Heart of darkness

Pubblicato il 08/03/2001 da
voto
8
  • Band: GRAVE DIGGER
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La prima metà degli anni Novanta, indubbiamente l’era migliore del power, specialmente tedesco (ma ne esiste forse d’altro genere?)… intendo, ovviamente, per quanto riguarda la musica. Poche band facevano uscire indiscutibili capolavori, la musica era senza ombra di dubbi più genuina e meno commerciale di ora e le band… beh, erano più serie. Anche se ben pochi li ascoltavano, album come The missing link dei Rage (praticamente thrash in effetti), Pile of skulls dei running wild, Land of the free dei Gamma ray e appunto Heart of Darkness dei Grave digger sono nella mia modesta opinione una delle massime espressioni del genere (almeno considerando il fattore potenza… se vi interessa il power particolarmente epico forse questi album non vi esalteranno molto). Il disco dei Nostri, specialmente, è una delle più violente forme di power che si possano trovare in circolazione (ecco perchè mi piace così tanto): pura rabbia. Ve ne renderete conto un paio di minuti dopo aver messo su il CD, tempo che finisca l’intro: inizia la martellantissima e tiratissima Shadowmaker, un vero muro sonoro su cui inesorabilmente vi dovrete schiantare! Doppia cassa martellante in trentaduesimi che non si concede un attimo di respiro in circa 5 minuti di canzone, chitarrone compressissimo e dal suono davvero potente che si staglia velocissimo sul tappeto ritmico, e su tutti la acceptiana voce di Boltendahl che fa sapere a tutti di avere le palle girate!! Da notare che (almeno nelle date che ho visto io) i nostri non hanno mai fatto questa canzone, e dato che è semplicemente grandiosa, suppongo che NON sia per questioni di gusti… in ogni caso, l’album scorre altalenando canzoni lente, come la malvagissima The grave dancer, a veri e propri pezzi powerthrash come Hate, passando per l’epica Heart of darkness (a proposito, per chi non lo sapesse: Heart of darkness è il libro da cui è stato tirato fuori quel capolavoro di film che risponde al nome Apocalypse now di F.F.Coppola, ed è ovviamente a questo che i Grave digger si sono ispirati per l’album… notare in mezzo alla title-track il parlato distorto che ripete il messaggio di kurz che gli alleati fanno sentire a Marlon Brando all’inizio del film), e si corre in fretta (mica tanto in fretta…l’album è davvero lunghetto) verso la conclusione con Circle of witches (liberamente ispirata al Macbeth si W.Shakespeare) ed alla conclusiva Black death, altra canzone lenta ma pesantissima. La versione digipak dell’album aggiunge altre due canzoni che portano la durata dell’album, già considerevole, a ben 67 minuti, una cattivissima e devastante (seconda solo a Shadowmaker) e un’altra, Dolphin’s cry, una ballad che parla dell’inquinamento ambientale, davvero molto bella (e lo dico io che non sono un grande amante dei lenti) e con un testo per nulla banale come invece succede spesso in questi casi… La copertina firmata tanto per cambiare dal buon Marschall fa la sua ottima figura presentando la morte (in inglese The reaper, mascotte del gruppo) seduta in una caverna con un cuore in mano… io possiedo il digipak e, va da se, la resa visiva non è nemmeno paragonabile alla versione in CD normale, ma non preoccupatevi non dovrebbe essere un problema trovarlo: è stato stampato in edizione “limitata” a 6666 copie, ma non credo che quest’album abbia venduto così tanto…

TRACKLIST

  1. Tears of madness (intro)
  2. Shadowmaker
  3. The grave dancer
  4. Demon's day
  5. Warchild
  6. Heart of darkness
  7. Hate
  8. Circle of witches
  9. Black death
  10. My life (digipak)
  11. Dolphin's cry (digipak)
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