GREEN CARNATION – Leaves Of Yesteryear

Pubblicato il 12/05/2020 da
voto
8.0
  • Band: GREEN CARNATION
  • Durata: 00:44:36
  • Disponibile dal: 08/05/2020
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Sono passati ben quattordici anni dall’ultimo lavoro in studio dei Green Carnation, quel “Acoustic Verses” che aveva diviso il pubblico tra chi l’ha amato incondizionatamente (e chi vi scrive appartiene a questa prima categoria) e chi, invece, lo considera l’anello debole di una discografia solitamente eccellente. La band di Tchort, come è noto, si era sciolta nel 2007, rimanendo silente per circa sette anni, per ritornare lentamente in attività nel 2014, riprendendo a suonare dal vivo e dando vita ad una serie di emozionanti date in cui veniva celebrato il loro capolavoro assoluto, “Light Of Day, Day Of Darkness”. Il passo successivo, naturale e atteso da tutti, non poteva che essere la pubblicazione di un nuovo album, che avrebbe finalmente risposto ad una domanda: quale strada avrebbe intrapreso una formazione che, nel corso degli anni ha cambiato pelle più volte, sempre all’insegna del rinnovamento?
La risposta a questa domanda è suggerita dal titolo stesso dell’album: “Leaves Of Yesteryear” è un lavoro malinconico e nostalgico, che guarda all’intera storia della band, abbracciandola nella sua interezza. Questo, però, non significa che i Green Carnation abbiano fermato la loro costante evoluzione, semplicemente hanno deciso di portarla avanti con la consapevolezza di tutto quello che li resi la band che sono oggi. “Leaves Of Yesteryear” si apre con la titletrack, primo brano presentato in anteprima dalla band e quello che rappresenta al meglio il presente e, forse, il futuro della band: una composizione semplicemente splendida, indefinibile nel suo vagare tra avantgarde, progressive, atmosfere malinconiche e richiami floydiani. In questa canzone i Green Carnation si affrancano parzialmente da quell’approccio ‘seventies’ che aveva caratterizzato la svolta di “A Blessing In Disguise” e “The Quiet Offspring”, puntando sull’eleganza e la ricercatezza di una quieta disperazione. Oltre a questa, l’album vede fondamentalmente la presenza di altre due composizioni originali. La prima, “Sentinels”, è quella più accessibile, robusta nel suo incedere, con una vena melodica di purezza cristallina, che riporta nuovamente alla memoria i due album citati poco fa. La seconda, invece, è “Hounds”, un’altra canzone dalle molteplici sfaccettature, che si apre con una delicata sezione acustica per poi evolversi in un mosaico progressive che alterna luci ed ombre senza perdere mai la bussola, tra passaggi doomy di chitarra, aperture maestose ed un efficace lavoro di basso.
Se, come abbiamo detto, questo nuovo lavoro della band vuole abbracciare idealmente tutta la propria storia, non poteva mancare un omaggio alle origini dei Green Carnation, che prende forma in una nuova versione di “My Dark Reflections Of Life And Death”, monumentale composizione già presente nel debutto “Journey To The End Of The Night”. Anche in questo caso i norvegesi riescono a trovare il perfetto equilibrio, rispettando il materiale di partenza, ma contestualizzandolo nel loro presente: non si ha l’impressione di ascoltare qualcosa di separato rispetto al resto dell’album, e, anzi, con i suoi quindici minuti di durata il brano diventa fondamentale nell’economia del disco, riuscendo quantomeno ad eguagliare la versione originale, soprattutto grazie ad una prova vocale di Kjetil Nordhus che è nettamente superiore a quella di Geir Solli. A chiudere questa panoramica sulla carriera dei Green Carnation, servirebbe giusto un doveroso richiamo alla parentesi acustica e, in un certo senso, in “Leaves Of Yeasteryear” troviamo anche questo, grazie a “Solitude”, una cover dell’omonimo brano dei Black Sabbath. Anche in questo caso, abbiamo a che fare con una versione rispettosa ma non scolastica, che mantiene inalterato lo spirito malinconico e desolato dell’originale, sfruttando al meglio il pianoforte e le tastiere di Kenneth Silden per un risultato finale assolutamente positivo.
Come sintetizzare questo atteso ritorno dei Green Carnation? La nostra impressione è che il gruppo abbia agito con intelligenza e perfino un po’ di prudenza. Così come non si decide di correre una maratona dopo mesi di inattività, allo stesso modo il sestetto ha optato per una soluzione che permettesse loro di ripartire con rinnovato vigore: valorizzare il meglio del loro passato, concentrandosi nel creare le basi per il loro nuovo sound, senza strafare rischiando di commettere il proverbiale passo più lungo della gamba. “Leaves Of Yesteryear” rappresenta un primo deciso passo verso una nuova fase della loro carriera che, ne siamo certi, continuerà a regalare grandi emozioni tanto ai vecchi quanto ai nuovi fan del gruppo.

TRACKLIST

  1. Leaves Of Yesteryear
  2. Sentinels
  3. My Dark Reflections Of Life And Death
  4. Hounds
  5. Solitude
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