GRETA VAN FLEET – Anthem Of The Peaceful Army

Pubblicato il 14/11/2018 da
voto
7.5
  • Band: GRETA VAN FLEET
  • Durata: 00:45:53
  • Disponibile dal: 19/10/2018
  • Etichetta: Republic Records
  • Distributore: Universal Music Enterprises

Se si prendono le statistiche annuali dell’industria della musica, un dato emerge in maniera netta: il rock, con tutte le sue derivazioni, più o meno pesanti, non è più un genere di massa. O, quantomeno, non lo è più per la platea giovane, che sta vivendo una stagione dominata da producer e dj invece che da chitarristi e batteristi. Le grandi arene del rock ci sono ancora, ma sono appannaggio dei grandi nomi del passato, quelli che hanno fatto fortuna ancora nello scorso millennio e che, oggi, si rivolgono più ad un pubblico over 30 che ai teenager.
C’è però un nome che sembra andare in controtendenza ed è quello dei Greta Van Fleet, giovane e chiacchieratissima band, balzata agli onori della cronaca grazie ad una poderosa campagna mediatica che li ha resi celebri prima ancora della pubblicazione del loro album di debutto. Il fulcro della discussione verte su un dato innegabile: i Greta Van Fleet sono la copia carbone dei primi Led Zeppelin. Il cantante, Joshua Kiszka, ha un timbro ed uno stile praticamente identico a quello di Robert Plant, ma anche il resto della band, in primis suo fratello Jacob (chitarra), non è da meno.
Assodato questo fatto, com’è il primo full-length dei Greta Van Fleet? Beh, è un bel disco, ben prodotto, suonato in maniera efficace da parte di tutti i musicisti, e soprattutto ben scritto. Certo, alla base ci sono le regole e le caratteristiche del miglior rock/blues degli anni Sessanta/Settanta, applicate con metodo quasi scientifico, ma questo non impedisce di godere di una manciata di canzoni di buon livello. Abbiamo così episodi che sembrano provenire direttamente dai primi due album dei Led Zeppelin (“The Cold Wind” e “When The Curtain Falls”); brani più sinuosi e caldi (“Watching Over”, con la sua chitarra slide); aperture al folk rock (qualcuno ha detto “Led Zeppelin III”?), e un paio di ballad ben fatte, di quelle che ti portano con la mente a chilometri di autostrade deserte, con l’hammond e il blues come unica compagnia. Il pezzo migliore, però, a nostro parere è il primo, “Age Of Man”, brano più maturo, dalle atmosfere epiche, impreziosito da un sapiente uso di tastiere (che non ci stupiremmo di sapere che appartengono ad un vero mellotron d’annata…).
Come si pone, quindi, un lavoro di questo tipo nel panorama musicale di oggi? Per certi versi, vista la deriva di cui parlavamo in apertura, l’interesse verso i Greta Van Fleet non può che renderci felici. Magari il loro sarà un primo passo verso una nuova scena, che riporterà l’attenzione dei più giovani verso un genere che è tanto vivo nelle sue nicchie, che producono cose egregie, quanto boccheggiante sui grandi numeri (perchè, intendiamoci, “Anthems Of The Peaceful Army” è un disco rock che non spinge mai davvero oltre il limite, per certi versi ha un’anima pop, fatta per essere apprezzata da tutti, senza pestare i piedi a nessuno).
E qui, forse, c’è la vera grossa differenza rispetto a quel capolavoro che risponde al nome di “Led Zeppelin I”, un disco che, quando venne pubblicato nel 1969, segnò un momento di rottura col passato, qualcosa che molti contemporanei non capirono, prima della definitiva deflagrazione. Stava succedendo qualcosa di grosso e quel disco spostò più in là il limite fissato fino a quel momento, diventando un nuovo standard, un costante metro di paragone per coloro che di lì a poco si unirono in una vera e propria nuova era del rock. Tutto questo non c’è nel debutto dei Greta Van Fleet, che si limitano a ricordarci che, forse, la formula perfetta non si può reinventare e che il rock, oggi, può solo limitarsi a replicarla, sognando un’Età dell’Oro ormai definitivamente passata.

TRACKLIST

  1. Age Of Man
  2. The Cold Wind
  3. When The Curtain Falls
  4. Watching Over
  5. Lover, Leaver
  6. You're The One
  7. The New Day
  8. Mountain Of The Sun
  9. Brave New World
  10. Anthem
  11. Lover, Leaver (Taker, Believer)
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