7.0
- Band: GRETA VAN FLEET
- Durata: 00:42:47
- Disponibile dal: 21/07/2023
- Etichetta:
- Lava Records
- Universal Music Enterprises
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Anche per i Greta Van Fleet è arrivato il traguardo del terzo album in studio, un passaggio che di solito viene considerato centrale nell’evoluzione di una band. Certo, oggi il mercato discografico è molto diverso, ma i Greta Van Fleet sono una formazione che non segue le logiche della modernità e quindi possiamo permetterci di fare un piccolo bilancio alla vecchia maniera per arrivare al nuovo “Starcatcher”.
Se il debutto, “Anthem Of The Peaceful Army”, era stata una bella sorpresa, tanto da essere ancora oggi il vertice della produzione della band, il secondo disco, “The Battle At Garden’s Gate”, pur non riuscendo a superare il suo predecessore, ci mostrava un bel percorso di evoluzione che abbandonava in parte le radici più marcatamente zeppeliane\ in favore di un progressive rock d’annata, che ben si sposava con l’anima della band.
“Starcatcher” porta avanti questa formula, abbracciando ancora di più il lato malinconico e sognante dei Greta Van Fleet, ma questa volta, ci spiace dirlo, il risultato finale appare meno centrato ed efficace. Intendiamoci, questo terzo album non è un brutto lavoro, si fa ascoltare con piacere e ci sono diversi episodi di alto livello: ma se è vero che la band appare completamente a suo agio a fluttuare in paesaggi a metà tra la psichedelia e il prog rock, quando c’è da dare fuoco alle polveri ci sembra che manchi un po’ di mordente.
Ed è questa la vera differenza tra i Greta Van Fleet e i Led Zeppelin, che sapevano immergerci nei paesaggi bucolici di Bron-Y-Aur, certo, ma la loro anima selvatica, almeno quella degli anni d’oro, era un’onda inarrestabile, potentissima, quasi minacciosa. In “Starcatcher”, invece, a fronte di momenti di quiete ispirati e poetici, come “Sacred The Thread” o la bellissima “Meeting The Master”, quello che ci manca è una controparte capace di fare veramente la differenza. L’esempio perfetto, in questo senso, è rappresentato da “Runway Blues” una piccola scheggia impazzita di rock/blues che sarebbe potuta diventare uno dei momenti migliori dell’intero disco e che invece viene mortificata con uno sfumato incomprensibile dopo poco più di un minuto.
Insomma, “Starcatcher” non sembra avere i numeri per essere L’ALBUM della svolta dei Greta Van Fleet: è un buon disco, che sembra più consolidare una posizione piuttosto che allargarsi su territori inediti. Piacerà a chi deve piacere, ma speravamo in qualcosa di più.
