GRETA VAN FLEET – The Battle At Garden’s Gate

Pubblicato il 24/04/2021 da
voto
7.0
  • Band: GRETA VAN FLEET
  • Durata: 01:03:33
  • Disponibile dal: 16/04/2021
  • Etichetta:
  • Lava Records
  • Republic Records
  • Distributore: Universal

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Per evitare di arenarci nella discussione ancora prima di iniziare, sgombriamo subito il campo da un paio di considerazioni tanto ovvie quanto doverose. Sì, i Greta Van Fleet sono una band totalmente derivativa, e non parliamo solo delle evidenti influenze zeppeliane, presenti soprattutto nell’album di debutto: la musica della band cerca smaccatamente di ricreare le sonorità degli anni Settanta. Non inventa niente, nè vuole farlo. E no, i Greta Van Fleet non hanno quasi nulla a che fare con il genere musicale che dà il nome al nostro portale. Anzi, se possibile, con questo nuovo album si allontanano anche dal concetto di hard rock: “The Battle At Garden’s Gate” è un disco pop, o meglio, è un disco pop per come veniva inteso il pop nel 1973.
Se uno qualunque di questi due assunti risulta per il lettore già un motivo sufficiente per mettere una croce sopra alla band dei fratelli Kiszka, allora è anche inutile proseguire nella lettura, perchè queste due affermazioni non verranno mai negate. Quello che invece vorremmo dire è che “The Battle At Garden’s Gate” è un buon disco, imperfetto, a volte traballante, ma comunque coraggioso e meritevole di attenzione. E se in apertura ci abbiamo tenuto a dare immediatamente due motivazioni per cui il lettore potrebbe legittimamente non voler nemmeno sentire parlare dei Greta Van Fleet, ora è arrivato il momento di darne almeno altre due per dare una chance a questi ragazzi. Il primo e più importante è che la band è cresciuta molto rispetto al già piacevole primo album: al contrario di molte formazioni dure e pure poi dedite al più squallido fan service, i Greta Van Fleet si sono rimboccati le maniche e si sono impegnati per essere meno un clone dei Led Zeppelin e più una band vera e propria. “The Battle At Garden’s Gate” ha molte più chiavi di interpretazione, che partono ancora dalla band di Page e Plant, ma che poi si allargano, inglobando i Rush, venature progressive, perfino qualcosa dei Beatles e così via. Il tutto non sarà originale, ma quantomeno la pura e semplice etichetta di copia-carbone possiamo anche accantonarla. Lo stesso cantante, Joshua Kiszka, con quel suo timbro squillante e acuto, ora sembra quasi più vicino allo stile di Geddy Lee che non a quello di Robert Plant. Ogni tanto la band ci ricasca, come nel caso di “Built By Nation”, con quel riff iniziale da mano alla pistola, ma, si sa, le brutte abitudini sono dure a morire. L’altra nota di merito che vorremmo sottolineare, invece, è legata al sound generale del disco, che a dispetto di una certa leggerezza di fondo, di una produzione curatissima ad opera di Greg Kurstin e dell’appoggio di una major, non fa di “The Battle At Garden’s Gate” un disco ‘commerciale’. Perchè, diciamocelo, il pubblico dei Greta Van Fleet non è composto principalmente da uomini e donne di mezz’età con gli scaffali pieni di vinili di Led Zeppelin, Aerosmith, Whitesnake e, perchè no, Kingdom Come, bensì da tanti ragazzi a cui questi nomi magari non dicono nulla e che non sono soliti bearsi con arrangiamenti di mellotron e hammond (“Trip The Light Fantastic”), o assoli di chitarra lunghi tre minuti buoni (“The Weight Of Dreams”). Forse ha ragione Alice Cooper, quando dice che in futuro ci sarà un enorme revival per l’hard rock, ma per il momento questi ragazzi si limitano a suonare ciò che amano, fregandosene delle critiche e del fuoco amico degli altri esponenti della scena. “The Battle At Garden’s Gate”, dunque, funziona: ci sono belle melodie, come quelle che abbiamo potuto ascoltare nei singoli già pubblicati, le atmosfere sanno essere sognanti, come in “Stardust Love”, oppure epiche su “The Barbarians”. Talvolta la band incespica, facendo il proverbiale passo più lungo della gamba e finendo per allungare il brodo in composizioni che mancano ancora di una mano veramente esperta (“Age Of Machine”, ad esempio), ma in generale la nostra sensazione è che la band abbia imboccato la strada giusta. Si dice che il terzo album sia quello cruciale per la svolta definitiva di una band. A nostro parere i Greta Van Fleet hanno le potenzialità per farcela, non ci resta che aspettare e vedere.

TRACKLIST

  1. Heat Above
  2. My Way, Soon
  3. Broken Bells
  4. Built By Nations
  5. Age Of Machine
  6. Tears Of Rain
  7. Stardust Chords
  8. Light My Love
  9. Caravel
  10. The Barbarians
  11. Trip The Light Fantastic
  12. The Weight Of Dreams
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