8.0
- Band: GREVE
- Durata: 00:46:10
- Disponibile dal: 06/12/2025
- Etichetta:
- Purity Through Fire
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Ritorno in grande stile per il polistrumentista Swartadauþuz, iperattiva mente creativa che, oltre al progetto Greve, si cela dietro a numerose band ed etichette di black metal svedesi, tra cui, giusto per citarne alcune: Ancient Records, Mysticism Productions, Azelisassath, Trolldom, Musmahhu, Bekëth Nexëhmü, Gnipahålan, Muvitium, Tyranni ecc.
“Bleknat Bortom Evig Tid” è il terzo album del progetto Greve, uscito sotto l’egida della label tedesca Purity Through Fire, che dal 2019 a oggi ha firmato l’intera discografia di questo combo svedese dedito a un black metal melodico, malinconico e aggressivo allo stesso tempo.
Il disco si compone di sei tracce, più un intro e un outro, per un totale di quarantasei minuti di black metal freddissimo e avvolto da un ancestrale misticismo di matrice nordica, che trae il suo principale nucleo d’ispirazione nella scena scandinava di metà anni Novanta.
Siamo dinnanzi a un black metal intransigente e ottimamente suonato, che non aggiunge novità alla tradizione e che non si lascia contaminare da modernismi e orpelli superflui. Al contrario, i Greve tirano dritti nella loro coerenza, seguendo con estrema naturalezza il sentiero degli anni Novanta, dando vita a un black metal capace di unire semplicità e immediatezza a strutture monumentali e di grande impatto, in cui le parti veloci sono ottimamente bilanciate ai passaggi più lenti e cadenzati.
La formazione è composta da Swartadauþuz, che si fa carico delle parti di chitarra e di tastiera, e Korgath a cui spettano la voce e i testi, mentre per la sezione ritmica entrano in gioco due session: Sortilege (basso) e J.H. (batteria).
L’opera, a livello di composizioni e produzione, risale al biennio 2023-2024 con le sessioni di riprese e di mixaggio che si sono svolte al The Empty Hall Studio di Simón Da Silva a Madrid.
Il suono che scaturisce dagli oltre quaranta minuti di “Bleknat Bortom Evig Tid” è davvero eccezionale, al punto che sembra davvero di venire scaraventati nella scena scandinava di trent’anni fa. Lo standard qualitativo è molto alto ed è specchio di un’eccellente padronanza degli strumenti, l’approccio ritmico è preciso, brutale e di chiara matrice Setherial, con una batteria ultra-dinamica che picchia costantemente sia quando è chiamata a scandire l’ipnotico blast-beat a pedale singolo, che si interseca al meglio con le melodie di chitarra, sia nelle sezioni più atmosferiche e meditative, sempre rinforzate da un raffinato lavoro di doppia cassa, rullate e accenti sui piatti.
I punti di riferimento delle chitarre sono ben cementati nel sound svedese, con numerosi riff evocativi dei primissimi Marduk e Dark Funeral, ma bisogna comunque dire che alcune melodie guardano altrove e, per esempio, sono riconducibili a un indiscusso capolavoro del genere come “Nemesis Divina” dei norvegesi Satyricon. Ottimo e ben dosato l’utilizzo delle tastiere per dare un senso di glacialità e magnetismo al tutto, tanto da creare una sorta di tenebrosa atmosfera onirica, quasi come se l’ascoltatore si trovasse a vagare in preda al sonnambulismo in una foresta innevata di notte.
Sono presenti anche alcuni passaggi tendenti al depressivo, come nei rallentamenti quasi funeral doom di “Nektar Av Dödens Gift” e “I Dunkel Poesi”, che aumentano il senso di inquietudine già trasmessa dagli spettrali inserti di tastiera. Il prodotto finale è un nostalgico tributo al black metal scandinavo delle origini, qui edificato nella sua essenza più contemplativa e pura.
I Greve rappresentano la colonna sonora ideale per coloro che cercano nella musica estrema un senso di ascesi spirituale a stretto contatto con la natura, nel caso specifico con le ambientazioni tipiche dei territori nordici durante le stagioni più rigide.
Semplificando il tutto, un disco consigliatissimo per chi vuole riscoprire le sonorità di album imprescindibili come “Nord” dei Setherial ed “Enter The Moonlight Gate” dei Lord Belial. Per i più giovani, invece, “Bleknat Bortom Evig Tid” è l’opportunità per testare un’autorevole versione contemporanea dello stile più autentico degli anni Novanta, qui presentato in una perfetta fusione tra violenza sonora e gelide armonie.
