GRIDLINK – Longhena

Pubblicato il 04/03/2014 da
voto
8.0
  • Band: GRIDLINK
  • Durata: 00:43:00
  • Disponibile dal: 19/02/2014
  • Etichetta:
  • Selfmadegod Records

Tutti gli inizi hanno una fine. E tutti i grandissimi inizi hanno una fine gloriosa. Era il caso dei Discordance Axis, che hanno finito la corsa sbattendo contro il sommo altare del genio nel grind da loro stessi eretto con “The Inalienable Dreamless”, ed è ora arrivato il turno dei Gridlink, che dopo due album lunghi dieci minuti l’uno, chiudono i giochi di una carriera altrettanto leggendaria con un altro capolavoro di grind ultra-evoluto e ultraterreno, stavolta lungo il doppio rispetto ai lavori passati e ulteriormente iniettato di genio, ingegno, e totale follia con altri venti minuti della stessa musica proposta però in versione karaoke nella seconda metà dell’opera. D’altronde John Chang ha sempre adorato imbastardire la propria musica con tutta quella malsana freakery nipponica fatta tanto di feticismo orientale quanto di manga che di puro tradizionalismo visuale giapponese, cosa che ha sempre reso le sue band, dai Discordance ai Gridlink, sempre altamente iconiche e dalla forte riconoscibilità visuale. A livello prettamente qualitativo, “Longhena” è un lavoro che da un lato ci ribadisce ancora una volta la potenza e assoluta superiorità visionaria della ormai compianta HydraHead, label ai tempi sempre capace di scovare il genio in posti impensabili, e dall’altro ci ricorda con una severità inappuntabile dove sta, sin dai tempi dei Discordance, il futuro del grind. Sta ovviamente tutto nella mente di John Chang, uomo-macchina, o sorta di Cavaliere Dello Zodiaco o Kenshiro del grind, capace, sussulto creativo dopo sussulto creativo, di circondarsi dei migliori musicisti in ambito extreme metal per poi guidarli verso lidi di creatività, distruzione e intensità d’esecuzione davvero impensabili. Ogni singola canzone mai messa su nastro che avesse visto Chang dietro il microfono, dai primi sussulti degli Axis, fino a questo capolavoro estemporaneo del grind, ha sempre mostrato i tratti del genio, e quella mezza lunghezza immancabile sotto l’aspetto del talento e della visione, che ha messo il vocalist sempre inesorabilmente un passo davanti alla concorrenza. Sin dal primo vagito degli Axis, fino al canto del cigno dei Gridlink – “Longhena”, appunto – tutto ciò che si trova in mezzo è qualcosa che ormai è consegnato alla storia, alla Hall of Fame del grind, che sta nell’Olimpo dei geni del grind. Forse è per questo che “Longhena” è ancora più speciale: è la fine della corsa, l’ultimo istante disponibile per respirare a pieni polmoni il genio smisurato di Chang e soci prima di dover essere costretti a godere della loro musica da dietro gli immaginari vetri di un museo del grind. In questi venti minuti, di cui nessun secondo ha fattezze umane, succede di tutto. Di tutto e di più. L’impensabile. La violenza assume tratti quasi cataclismici. Sgorga a zampilli, spruzzando in tutte le direzioni come un’emorragia inarrestabile. La rabbia invereconda che impesta tutto il lavoro crea nubi spessissime sopra la testa di chi ascolta creando una tempesta di distruzione dal tratti quasi ciclonici, creando immensi vortici di annichilimento capaci di smembrare anche le più toste delle carni. La sezione ritmica assume tratti fantascientifici: ci sono cyborg con cento braccia seduti dietro a centocinquanta batterie qua, non un batterista umano. Le chitarre sono mille, suonate da cento mani con dieci dita l’una, non certo il frutto della performance di un semplice essere umano. Le voci sono il suono stesso della catastrofe, venti minuti fatti di mille fauci aperte e incastonate di zanne che lacerano tutto il lacerabile senza mai trovare sazietà. “Longhena” è una gigantesca implosione, il collasso di un trilione di tonnellate di talento e rabbia che avviene nel giro di millisecondi, una deflagrazione di rabbia paurosa dopo l’altra. I Gridlink salutano tutti e se ne vanno, non senza trascinarsi però dietro l’umanità tutta, la terra e l’universo intero, in un buco nero di distruzione implosiva e annichilente. Non rimane, a metà disco, che ri-ascoltare l’intero lavoro in versione karaoke, prendere in mano il microfono e sfracellarsi le corde vocali in onore dei maestri ormai andati. R.I.P.

TRACKLIST

  1. Constant Autumn
  2. The Last Raven
  3. Thirst Watcher
  4. Stay Without Me
  5. Taibas
  6. Retract Perdition
  7. The Dodonpachi
  8. Black Prairie
  9. Island Sun
  10. Chalk Maple
  11. Wartime Exception Law
  12. Ketsui
  13. Longhena
  14. Look to Windward
  15. Constant Autumn Karaoke
  16. The Last Raven Karaoke
  17. Thirst Watcher Karaoke
  18. Stay Without Me Karaoke
  19. Taibas Karaoke
  20. Retract Perdition Karaoke
  21. The Dodonpachi Karaoke
  22. Black Prairie Karaoke
  23. Island Sun Karaoke
  24. Chalk Maple Karaoke
  25. Wartime Exception Law
  26. Ketsui Karaoke
  27. Longhena Karaoke
  28. Look to Windward Karaoke
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