GRIDLINK – Orphan

Pubblicato il 19/04/2011 da
voto
7.5
  • Band: GRIDLINK
  • Durata: 00:12:41
  • Disponibile dal: 28/03/2011
  • Etichetta:
  • Hydra Head
  • Distributore: Goodfellas

Dodici minuti. Dodici minuti di terrore incontrastato. Così poco basta ai Gridlink per fare del loro secondo album, “Orphan”, una vera dichiarazione di intenti, che, in questo caso, è una guerra senza frontiere. Non è tanto importante spiegare cosa fanno i Gridlink, visto che la musica parla assolutamente da sé, ma piuttosto “chi” sono: il leader di questa feroce band è niente meno che Jon Chang, il cantante dei mai dimenticati terroristi sonori Discordance Axis, band tech-grind del New Jersey che non ha bisogno di alcuna introduzione, e che negli anni Novanta fu una vera piaga anche per i timpani più ben difesi. Loro e i Pig Destroyer furono i veri motori della rinascita avanguardistica del grind, e coloro che forgiarono, rendendolo intelligente oltre che puramente muscoloso, il grind più (de)strutturato, annichilito e spietato che ci fosse in circolazione. Anche se i Discordance Axis non esitono più, Jon Chang non sembra comuque affatto intenzionato a farsi rubare il trono dunque, e con i Grdilink ha raddoppiato, aggiungendo il basso (Ted Patterson dei Burnt by the Sun) e una seconda chitarra (Steve Procopio degli Human Remains) e messo insieme dodici tracce di angolare e spietato grindcore evoluto. L’album inizia, colpisce e si ammutolisce, così, in dodici terrificanti minuti che sembrano in realtà una frazione di secondo, l’istante stesso in cui un proiettile si fa strada tra le ossa del cranio: un olocausto compresso allo spasimo tra due silenzi. Quella dei Gridlink non è musica, ma una guerra, e, come per quella reale, anche loro si sono adeguati ai tempi e la missione non dura più anni come una volta ma è istantanea, chirurgica, infallibile e altamente mortale. Come una moderna arma da guerra, questa band svolge in pochi minuti ciò che centinaia di altre band grindcore non riuscirebbero a fare in un’ora, ma il risultato è il medesimo se non peggiore: un campo santo di timpani che si perde a vista d’occhio. Per una volta non si può criticare la durata di un album, perché un solo minuto in più di una tale violenza sarebbe insopportabile per chiunque.

TRACKLIST

  1. Dar Al-Harb
  2. Orphan
  3. Deliverables
  4. Scopedog
  5. Red Eye
  6. Cargo 200
  7. Thorn Farmer
  8. Embers, Blood And Treasure
  9. I Accept Your Last Wish
  10. Hearts
  11. Flatworlder
  12. The Last Red Shoulder
1 commento
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