7.5
- Band: GRIDLINK
- Durata: 00:12:41
- Disponibile dal: 28/03/2011
- Etichetta:
- Hydra Head
- Distributore: Goodfellas
Dodici minuti. Dodici minuti di terrore incontrastato. Così poco basta ai Gridlink per fare del loro secondo album, “Orphan”, una vera dichiarazione di intenti, che, in questo caso, è una guerra senza frontiere. Non è tanto importante spiegare cosa fanno i Gridlink, visto che la musica parla assolutamente da sé, ma piuttosto “chi” sono: il leader di questa feroce band è niente meno che Jon Chang, il cantante dei mai dimenticati terroristi sonori Discordance Axis, band tech-grind del New Jersey che non ha bisogno di alcuna introduzione, e che negli anni Novanta fu una vera piaga anche per i timpani più ben difesi. Loro e i Pig Destroyer furono i veri motori della rinascita avanguardistica del grind, e coloro che forgiarono, rendendolo intelligente oltre che puramente muscoloso, il grind più (de)strutturato, annichilito e spietato che ci fosse in circolazione. Anche se i Discordance Axis non esitono più, Jon Chang non sembra comuque affatto intenzionato a farsi rubare il trono dunque, e con i Grdilink ha raddoppiato, aggiungendo il basso (Ted Patterson dei Burnt by the Sun) e una seconda chitarra (Steve Procopio degli Human Remains) e messo insieme dodici tracce di angolare e spietato grindcore evoluto. L’album inizia, colpisce e si ammutolisce, così, in dodici terrificanti minuti che sembrano in realtà una frazione di secondo, l’istante stesso in cui un proiettile si fa strada tra le ossa del cranio: un olocausto compresso allo spasimo tra due silenzi. Quella dei Gridlink non è musica, ma una guerra, e, come per quella reale, anche loro si sono adeguati ai tempi e la missione non dura più anni come una volta ma è istantanea, chirurgica, infallibile e altamente mortale. Come una moderna arma da guerra, questa band svolge in pochi minuti ciò che centinaia di altre band grindcore non riuscirebbero a fare in un’ora, ma il risultato è il medesimo se non peggiore: un campo santo di timpani che si perde a vista d’occhio. Per una volta non si può criticare la durata di un album, perché un solo minuto in più di una tale violenza sarebbe insopportabile per chiunque.
