7.5
- Band: GRIFT
- Durata: 00:34:56
- Disponibile dal: 08/09/17
- Etichetta:
- Nordvis Produktion
Il nuovo capitolo del progetto Grift non sorprende in termini di scelte stilistiche: la proposta del polistrumentista svedese è infatti ancora assimilabile al black metal scarno e intensamente malinconico (che alcuni definiscono ‘emozionale’) pesantemente contaminato con il folk, o meglio ancora neofolk. Possiamo dire tranquillamente che queste nuove tracce rappresentano la naturale continuazione del precedente full length, soprattutto a livello di atmosfere. Gli unici appunti che si possono fare a questo lavoro sono, da un lato, proprio le forti similitudini con il materiale proposto in “Syner” e dall’altro la diminuzione di quel tocco a metà tra il maligno e l’epico che aveva caratterizzato l’EP di debutto. Si tratta però solo di dettagli, infatti le nuove composizioni hanno comunque il pregio di riuscire a ricreare i paesaggi selvaggi e incantati della Svezia rurale. Boschi, foreste e laghi non sono certo una novità nell’immaginario black metal (anzi potremmo tranquillamente parlare di cliché al riguardo) eppure l’unione tra depressive, chitarre acustiche e amore per uno stile di vita semplice e attaccato alla tradizione funziona, riuscendo a risultare credibile e non artefatto. Descrivere la musica di Erik Gärderfors limitandosi alle influenze della scena depressive black/post-rock scandinava è dunque limitativo nei confronti di un artista che, pur incorporando certamente queste influenze, le declina in maniera molto differente da band quali Lifelover e Shining, sia musicalmente che dal punto di vista iconografico e attitudinale. Solitudine e introspezione sono presenti senza arrivare agli estremi autolesionistici, e i luoghi di riferimento sono, come già detto, la vastità della natura svedese e non il triste grigiore metropolitano. L’opener “Flyktfast”, con il suo incedere acustico e ritmato, la voce ora sussurrata ora declamante ricorda i Dornenreich e la malinconia neofolk di Darkwood e Of The Wand And The Moon, per poi esplodere nel black metal, con soluzioni chitarristiche allo stesso tempo melodiche e ‘raw’. La produzione è adeguata a questo tipo di scelta, quindi sufficientemente impastata e caotica nelle parti più estreme, ben comprensibile nei momenti acustici. Le coordinate rimangono più o meno queste fino a “Glmskans Jrtecken”, che unisce il dark/ambient rumoristico targato Cold Meat Industry con una struttura avantgarde. Anche “Morgon på Strömsholm” è un brano per così dire atipico, i misteriosi suoni della montagna di notte, un brano parlato e poco altro. Con gli ultimi due pezzi torniamo verso lidi più canonicamente black, non senza qualche piccola sorpresa. Un lavoro interessante, ricco di particolari e sfumature che si colgono procedendo negli ascolti, colonna sonora ideale della malinconia autunnale.
