GRIMOVETUST – Gates To Heptagon Tower

Pubblicato il 23/07/2025 da
voto
7.5
  • Band: GRIMOVETUST
  • Durata: 00:39:16
  • Disponibile dal: 25/07/2025
  • Etichetta:
  • Dusktone

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Spuntati fuori dal ventre di una non meglio specificata area del centro Europa, il misterioso progetto a nome Grimovetust fa il suo debutto con questo “Gates To Heptagon Tower”, licenziato dalla sempre florida Dusktone.
Nome, copertina, foto e immaginario evocato sono chiaramente attingibili al black metal anni ’90, ed era difficile sbagliarsi, con diversi richiami musicali e iconografici ai nomi che hanno costruito il genere in quegli anni (Gorgoroth, Satyricon, Abigor e molti altri). Per fortuna dell’ascoltatore, Grimovetust (nome sia della band quanto dell’unico membro presente, e questa è praticamente l’unica nota biografica che abbiamo a disposizione, oltre al fatto che l’artista potrebbe essere persona già attiva all’interno della scena black metal, cosa che riteniamo più che possibile vista la padronanza delle materia), il ‘Bignami’ di black vecchia scuola qui presente è davvero convincente e prelibato.

Ci sono synth burzumeschi, riff grondanti malvagità, brani veloci e tirati, rallentamenti e, cosa da non sottovalutare mai, molta melodia nelle chitarre: tra referenze volutamente riconoscibili (ci viene da pensare agli Ulver del primo disco, ai primi Dimmu Borgir o gli Immortal, evocati non solo dal titolo, in “Bond By Frost And Infernal Might”) e una costruzione dei brani dinamica e ben strutturata tra rallentamenti e velocità – anche all’interno di minutaggi importanti (fino ai nove minuti!) – che dimostra un’attenta conoscenza della materia, il lavoro dei Grimovetust si fa apprezzare sin dal primo giro sul nostro lettore.
L’atmosfera è desolata, deprimente, con una produzione cavernosa e distante capace di sposarsi con queste composizioni che flirtano, non poco, con evoluzioni sinfoniche (e ci verrebbe da scomodare gli Emperor, presenti a guisa di spirito guida).
Il fulcro della proposta è ben chiaro, e si riesce ad apprezzare anche qualche passaggio più heavy (“Gardens Of Archfiend”, ma anche la title-track con quella ripartenza in mid-tempo da rompersi la noce del collo) quando non qualche riffetto thrashy (“Grimovetust”), pur senza andare in alcun modo a prevaricare sull’apparato nero.
Potremmo trovare qualche neo forse in quella che è anche la forza del prodotto, visto che il riprendere in mano stili di trentacinque anni fa (sigh!) porta per forza di cose a far suonare qualche passaggio un po’ ‘già sentito’: insomma, qualche difettuccio salta fuori, come ad esempio in  “Death Beholder”, che ha un paio di riff abbastanza scontati, ma nel complesso la cosa è più che sopportabile.
La voce è ben usata, distantissima nella registrazione, gracchiante ma non clownesca, anzi molto oscura e senza parti pulite; si usa anche un po’ di chitarra acustica, contribuendo a creare dei tappeti inquietanti e d’impatto, inaspettati ma ben piazzati all’interno dei brani (quindi non intro-outro, che anzi sono dedicati a dei sintetizzatori che più d’epoca non si poteva).

In generale, è apprezzabile anche il fatto che il focus dell’opera sia ben improntato sulla musica, laddove la parte teatrale tipica del black è si viva e presenta ma in qualità di componente dell’intera proposta, ben dosata all’interno dei brani.
Non sappiamo se un disco del genere, negli anni ’90, sarebbe stato accomunato ai capolavori dei grandi nomi citati in questa recensione, che uscivano all’epoca o, semplicemente, una buona ma ‘media’ uscita di pur onesto black; tuttavia, rilasciato oggi, un album così gloriosamente vintage non può che scaldare il nostro nero, marcio cuore di vecchi metallari.
Da ascoltare se si è fan di quel black metal lì, e non solo.

TRACKLIST

  1. Grimovetust
  2. Bond By Frost And Infernal Might
  3. Gardens Of Archfiend
  4. Gates To Heptagon Tower
  5. Death Beholder
  6. Ogres Invocation To The Dark Eden
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