6.0
- Band: GRINNING SHADOWS
- Durata: 00:57:33
- Disponibile dal: 01/11/2004
Più che un demo si tratta di un full length a tutti gli effetti, e ormai non capita di rado di trovare band che non si accontentino di uno scarno minutaggio per proporre musica. Già che ci sono, anche giustamente, decidono di registrare tutto il materiale, di presentarlo in una veste grafica professionale così come la produzione, quando possibile. I Grinning Shadow sono una band giovane che ha osato, ha provato con un prodotto nella speranza di saltare tutta la solita trafila di che progressivamente porta al compimento di un full length. A ben sentire l’album, è difficile dire se questo salto avverrà subito oppure no: la band ha talento, ma paga caro lo scotto del debutto, in termini compositivi ovviamente. In troppi frangenti i Grinning Shadows fanno l’eco ai Cradle Of Filth, tranne che nella voce, un lento assolo di chitarra in “Vanity Ablaze” è ripreso pedissequamente da “Dusk And Her Embrace”, della band albionica sopra citata. Il genere varia da atmosfere gothicheggianti ad altre più cupe o verso lidi diversi, più ariosi. C’è una spiccata tendenza alla melodia e al metal estremo generico, senza prendere una forma definitiva e deviando persino saltuariamente nel metal classico. La voce pulita sia maschile che femminile serve a distanziare ancor più la band dai soliti cliché del metal più estremo, black in particolare. Tutto è stato studiato bene, le qualità in essere ci sono e anche qualche idea, ma tutto resta abbozzato e prematuro. Anche la scelta di una release così lunga può mostrare la corda e risultare in alcuni punti ripetitiva. Ci sono alcuni aspetti da assimilare meglio, il gruppo deve crescere e compattarsi ancora di più. A parte il non felice esordio con il brano “Vanity Ablaze”, i Grinning Shadows si riprendono, salvo qualche piccola ricaduta, e dimostrano di non essere degli sprovveduti. Alcuni brani convincono pienamente e curiosi sono certi spaccati quasi recitati, e comunque teatrali come nella riuscita “Memories Of Sorrow”. Proprio da questi bisogna ricominciare per fare, la prossima volta, davvero sul serio.
