GROWTH – Under the Under

Pubblicato il 25/03/2026 da
voto
7.0
  • Band: GROWTH
  • Durata: 00:49:10
  • Disponibile dal: 27/03/2026
  • Etichetta:
  • Wild Things Records

A sei anni di distanza dall’esordio “The Smothering Arms of Mercy”, i Growth ribadiscono quanto la scelta del loro moniker, richiamante un processo di accumulo inesorabile e metodico, non sia affatto casuale o slegato dal contenuto della proposta.
Con una tracklist di sei brani per cinquanta minuti di musica, il quintetto australiano si conferma infatti una realtà poco incline alla sintesi e dedita per natura a lanciarsi in lunghi viaggi sensoriali; itinerari imprevedibili in cui la tecnica assume il ruolo di corriera per il raggiungimento della meta finale, senza che però questa caratteristica (anche al netto delle influenze ingombranti) si traduca in un percorso freddo, manieristico o – peggio ancora – tortuoso per mero il gusto di esserlo.

Al contrario, quella racchiusa in questo secondo full-length è una musica in grado di conciliare impatto e complessità, cuore e rigore, in un flusso dalle tonalità cangianti e dallo sviluppo coerente, durante il quale la formazione di Melbourne, attingendo dal repertorio di vari pilastri, e continuando a non risparmiarsi in termini di ambizione, si avvicina ulteriormente alla messa a punto definitiva del suo linguaggio.
Un suono che – nell’ordine – non cerca né di cavalcare i revival old-school più gettonati, né di confrontarsi a viso aperto con la fortunata corrente dissonant death metal, evitando parimenti quelle ‘laccature’ in dote a molti gruppi techno-death/death-core contemporanei, per un risultato d’insieme posto in una nicchia dal taglio distintivo, nonostante l’origine di certe soluzioni sia appunto chiarissima.
Da queste basi, “Under the Under” finisce così su una strada dove ‘moderno’ non significa rispondere ai trend attuali del mercato, e sulla quale gli Ulcerate degli ultimi tre dischi – quelli aperti al dialogo fra armonia e dissonanza – si incontrano con i Meshuggah più aggressivi e asciutti, con i Gojira del periodo “From Mars to Sirius”/“The Way of All Flesh” e con meteore degli anni Dieci del Duemila come i Beyond Terror Beyond Grace, in una concatenazione di assalti sincopati, atmosfere lisergiche e digressioni evocative in cui anche la voce del frontman Luke Frizon (ex The Red Shore), non tirandosi indietro dall’adottare timbriche pulite e recitate, contribuisce di volta in volta alla causa portata avanti dal comparto strumentale.

E se è innegabile che la posta in palio sia molto alta, complice pure un concept lirico – incentrato sui processi di guarigione mentale – non meno audace dell’offerta musicale, è altrettanto vero che i Growith si confermano qui dei compositori esperti e meticolosi nel conferire al loro progressive death metal un incedere fluido e dinamico, senza ridurre i singoli pezzi a lunghi collage di parti ora più serrate, ora più espansive, fuse insieme a scopo dimostrativo.
In questo senso, attraverso l’opener “Remember Me As Fire”, la title-track e “Slings That Shatter”, la partenza è di quelle eccellenti, guidata da un songwriting in cui ogni incastro appare studiato al millimetro e dove la densità delle trame non appesantisce minimamente l’ascolto, mentre va detto come più in là – avvicinandosi al finale – i Nostri non riescano del tutto a bypassare quella ridondanza e quella verbosità diffuse tra chi guarda allo stile impegnativo delle band di Jamie Saint Merat e Fredrik Thordendal, pur mantenendo ispirazione e cura per i dettagli su livelli dignitosissimi.

Un ritorno maturo e di consolidamento, quindi, che lascia intendere come il salto di qualità, per questa eclettica creatura proveniente dall’emisfero australe, sia ormai prossimo a compiersi.
Per chi è in cerca di qualcosa di diverso dalle solite formule preconfezionate.

TRACKLIST

  1. Remember Me As Fire
  2. Under the Under
  3. Slings That Shatter
  4. Pain Is Never Far Away
  5. Forward, Further, Spirit Killer
  6. Death Cannot Hold Me
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