GRUESOME – Silent Echoes

Pubblicato il 30/05/2025 da
voto
7.0
  • Band: GRUESOME (USA)
  • Durata: 00:33:21
  • Disponibile dal: 06/06/2025
  • Etichetta:
  • Relapse Records

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Con “Silent Echoes”, i Gruesome proseguono il loro viaggio necrofilo tra le spoglie nobili del death metal, risalendo ora il torrente della memoria fino alle fredde e intricate geometrie di “Human”, l’album con cui Chuck Schuldiner traghettò i Death verso territori più tecnici e ponderati.
Come al solito, Matt Harvey e compagni non si limitano a sfiorare la superficie: scavano a mani nude nel marmo sonoro dei primi anni Novanta per estrarne nuovi frammenti, trattandoli con quella miscela di perizia, passione e sfrontata devozione che da sempre caratterizza il progetto. Il risultato è un tributo talmente accurato da sembrare quasi una seduta spiritica, in bilico tra l’evocazione e la creazione, tra il déjà-vu e la freschezza di una composizione ancora viva.
Certo, la scelta di voler aderire con ostinazione al perimetro sonoro e stilistico di un disco preciso pone inevitabilmente dei limiti all’espressività e al dinamismo delle composizioni: i Gruesome rinunciano consapevolmente alla libertà per restare fedeli a un’estetica codificata. Ma proprio in questa cornice stretta emerge la loro abilità: musicisti navigati come Harvey e soci riescono comunque a produrre materiale mediamente coinvolgente, capace di intrattenere e di mantenere viva la fiamma dell’interesse anche per chi conosce a memoria l’originale.
Già dalle prime note, il disco suona come un tuffo nel 1991: l’artwork richiama in modo quasi feticista le atmosfere fredde di “Human”, e la resa sonora non è da meno, con una produzione che ripropone quel timbro chirurgico che soprattutto Sean Reinert portò in dote nella sua breve ma memorabile parentesi nei Death. Le chitarre affilate, la batteria pulsante e articolata e le linee vocali ben dosate su chorus attentamente studiati creano un insieme che non nasconde mai i suoi riferimenti, ma riesce comunque a suonare piuttosto vivo e ispirato.
Brani come “Condemned Identity”, la serratissima “Shards” e la title-track “Silent Echoes” spiccano per la capacità di rielaborare i codici stilistici di “Human” con intelligenza e senso della forma. I riff sono spesso costruiti con cura, incastrati in strutture che giocano con la ripetizione e la variazione per rendersi immediatamente riconoscibili, eppure non banali. La doppia cassa lavora incessante, replicando appunto il feeling simil-telescrivente di Reinert, e le melodie e gli assoli che si rincorrono qua e là danno spessore a una proposta che, pur restando saldamente legata al suo modello, non scade quasi mai nella sterile imitazione.
È chiaro: i Gruesome non inventano nulla, né pretendono di farlo. Il loro è un progetto che ha sempre dichiarato con ampia onestà la propria missione: mantenere viva la memoria di Schuldiner attraverso una serie di dischi che funzionano quasi come ‘appendici apocrife’ ai vari periodi della carriera dei Death.
Così come “Twisted Prayers” si proponeva come un’ideale continuazione di “Spiritual Healing”, e “Savage Land” si agganciava alla brutalità primordiale di “Leprosy”, “Silent Echoes” si pone come un’estensione logica del discorso aperto con “Human”.
E sebbene il rischio di macchietta sia sempre dietro l’angolo, Harvey e compagni riescono, ancora una volta, a non scadere completamente in quella zona d’ombra grazie a una scrittura mediamente solida e, soprattutto, decisamente appassionata.
A conti fatti, la forza dei Gruesome sta proprio nella loro sincerità. Non c’è cinismo né chissà quale calcolo nella loro operazione: solo una sconfinata ammirazione per un artista fondamentale e la voglia di tenere acceso quel fuoco, anche a costo di rimanere sempre un passo indietro rispetto al modello. Ma a ben vedere, questo passo indietro è anche un atto di umiltà che gioca a favore della band, permettendole di lavorare con coerenza e dedizione.
Per chi considera “Human” una pietra miliare e non ne ha mai abbastanza, “Silent Echoes” potrà quindi apparire come un ascolto gratificante: certo non un capolavoro autonomo, ma, ancora una volta, un tributo ben riuscito, che sa intrattenere senza perdere di vista il suo obiettivo. In fondo, a volte, anche l’imitazione può avere un minimo di anima.

 

TRACKLIST

  1. Condemned Identity
  2. A Darkened Window
  3. Frailty
  4. Shards
  5. Silent Echoes
  6. Voice Within The Void (Astral Ocean)
  7. Fragments of Psyche
  8. Reason Denied
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