GUILT TRIP – Armour Of Angels

Pubblicato il 23/06/2026 da
voto
8.0
  • Band: GUILT TRIP
  • Durata: 00:34:21
  • Disponibile dal: 05/06/2026
  • Etichetta:
  • Roadrunner Records

Quanti orfani dei Machine Head di “The More Things Change”? Se Robb Flynn preferisce far tutto tranne rivisitare i fasti dei primi due incredibili dischi – dal nu metal alle lunghissime cavalcate thrash, fino alle ruffianate moderne – ci sono i Guilt Trip a metterci una pezza.
La formazione di Sheffield è fortemente ancorata al circuito hardcore, ma è passata velocemente dal beatdown degli esordi al mostrare ad oltranza la propria indiscussa venerazione per la molotov del 1997 autografata dalla band di Oakland.

Se vogliamo essere precisi, gli inglesi fanno sostanzialmente hardcore metallico, ma il tratto distintivo sin dal precedente “Severance” è il bel lavoro delle chitarre, che sfornano in continuazione riff implacabili con quel groove minaccioso e quei ‘fret harmonics‘ che rimandano dritti dritti ai Machine Head, ripetuti fino alla nausea:  i chitarristi Jak Maden and Sam Baker confermano il loro stato di forma, rinnovando e superando l’esaltante lavoro del disco precedente, capace di aver fatto puntare i riflettori sulla band, con riff più incalzanti, taglienti e memorabili che rappresentano ossa e muscoli dei GT.
Vogliamo parlare di breakdown? Quello di “Banner of Heaven” spedisce dritto all’inferno, evocando “Davidian” e chiudendo in bellezza senza nemmeno l’ausilio dei soliti versi animaleschi. Il cantante Jay Valentine sputa letteralmente veleno in tracce come “Cut From God”, “Blood Atonement” e “Suffer Me”, ma c’è anche dello spazio per esplorare dei passaggi vocali melodici in “Veins” e “Dirt”, senza perdere credibilità o il tocco personale, utilizzandole in maniera periferica per espandere il proprio paesaggio sonoro e rendere, per contrasto, le parti aggressive ancora più efficaci.
Chi conosce un minimo la band di Manchester è consapevole della smodata passione per il nu metal, che traspare in alcuni passaggi musicali (le parti ‘bounce’, gli ‘spooky sound’ in “Dirt” e l’impostazione del cantato melodico) e nel vestiario del gruppo (la linea Adidas firmata dai Korn è la divisa ufficiale dei cinque), così non sorprende vedere Sonny Sandoval dei P.O.D. come unico ospite nel disco, impegnato nel dare il proprio contributo con rap e melodia nella sorprendentemente heavy “Resurrected”, canzone comunque perfettamente inquadrata in una tracklist esaltante, implacabile e frenetica dall’inizio alla fine.

È proprio questo il bello di “Armour Of Angels”: nei limiti dei propri riferimenti ristretti, della relativa ripetitività e dei confini autoimposti, i Guilt Trip sono riusciti ad avvicinarsi a quello che è probabilmente il disco migliore possibile, o almeno il migliore che riusciamo momentaneamente ad immaginare pensando a loro.
Meritata quindi la firma per la leggendaria Roadrunner Records, meritati i successi ai grandi festival estivi, meritata la collaborazione con Adidas: i Guilt Trip hanno il fiato sul collo dei cugini Malevolence (entrambi fanno parte del collettivo MLVLTD) e sono pronti ad infuocare i palchi di tutto il mondo, colonna sonora ideale del mosh più ignorante e violento.

TRACKLIST

  1. One By One
  2. Blood Atonement
  3. Cut From God
  4. Dirt
  5. Angel Eyes
  6. Veins
  7. No Love Lost
  8. Intermission
  9. Burn
  10. Suffer Me
  11. Resurrected (feat. Sonny Sandoval of P.O.D.)
  12. The Banner Of Heaven
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