GUILTY METHOD – Touch

Pubblicato il 09/12/2003 da
voto
7.0
  • Band: GUILTY METHOD
  • Durata: 00:44:59
  • Disponibile dal: 07/11/2003
  • Etichetta: About Rock Records
  • Distributore: Sony

C’è grande differenza tra lo scoprire una band su disco e poi saggiarne le capacità dal vivo e l’eventualità opposta… questo è indubbio! E chi scrive ne ha avuto prova ulteriore trovandosi di fronte al debut-album degli italianissimi Guilty Method: in passato già visionata quale supporto ai Downset e di recente vista per la seconda volta durante l’apertura per la data italiana dei Nevermore (in un contesto a loro non certo ideale…), la band lombarda non aveva impressionato più di tanto, anche se i margini di miglioramento intravedibili erano davvero ampi, e non si poteva certo accusare il gruppo di prevedibilità o scarsa originalità. Ora, avendo ricevuto il loro primo lavoro distribuito ufficialmente, “Touch”, il quale segue un EP autoprodotto ed intitolato “Ink”, il giudizio può finalmente completarsi ed essere più indicativo delle reali abilità di questo interessante combo. Essendo passati ormai 6 anni dalla loro fondazione, possiamo innanzitutto dire che i Guilty Method possiedono già maturità ed esperienza invidiabili, che permettono loro di vantarsi di un sound personale e ricercato, abbastanza al sicuro da facili paragoni con formazioni ben più conosciute. La presenza nella line-up di un violinista (Robb, attivo anche al pianoforte), unitosi agli altri ragazzi nel 2001, è sicuramente indice di una forte volontà di proporre musica diversa e non stereotipata… e in questo i Guilty riescono piuttosto bene. Ciò non esclude, però, che l’accostamento a gente del calibro di Incubus o A Perfect Circle sovvenga alla mente, durante l’evolversi di “Touch”, un album accattivante, impostato su belle melodie, ritornelli ariosi e coinvolgenti, opposti a sonorità più aggressive ma mai violente. Ogni aspetto del disco è meritevole di citazione, a partire dalla produzione più che accettabile, fino a giungere alla prestazione vocale di Mario, un singer dalla timbrica molto alta e squillante, la quale può infastidire ai primi ascolti, per poi diventare il trademark riconoscibilissimo del gruppo; e anche nel cantato, di tanto in tanto, si odono reminiscenze à la A Perfect Circle, data l’ispirazione che Maynard James Keenan sembra infondere al suddetto Mario, pur essendo quest’ultimo molto più solare e meno criptico. Gli strumentisti non esitano a ritagliarsi spazi solisti in cui sfoggiare la loro abilità (citiamo, ad esempio, l’ottima linea di basso di “My Mind Is A Cage”), attraverso arrangiamenti e cura dei particolari davvero esemplari. L’iniziale “Father” è un buonissimo biglietto da visita, con il sottofondo di violino, lento e strascicato, ad intristire il pezzo ed un finale sfumato cupo e rilassante; lo spettro degl’ultimi One Minute Silence fa prepotentemente capolino nella successiva “If We Forget To Breathe”, soprattutto nella strofa e nel bridge; piano piano, “Touch” prende quota, partendo dallo splendido incipit vocale di “Natural”, per poi raggiungere picchi elevatissimi nella sua parte centrale, ovvero il trittico composto da “Born Again”, “Indians” e “Less”, con i primi due brani a porsi in evidenza per gli esaltanti chorus ed il terzo dotato di parti maggiormente aggressive rispetto ai canoni compositivi dei Guilty Method. Le tre tracce conclusive mantengono il lavoro su livelli apprezzabili, con la penultima “Ink” che si segnala per il doppio cantato italiano/inglese. In base a queste considerazioni, nulla ci vieta di promuovere i nostri newcomer con un bel 7, auspicando per il futuro l’ulteriore approfondimento e ricerca sonora di cui il quintetto può essere orgoglioso. Da ascoltare con attenzione e senza preconcetti, in quanto ci si trova dinanzi ad una sicura e genuina promessa!

TRACKLIST

  1. Father
  2. If We Forget To Breathe
  3. My Mind Is A Cage
  4. Natural
  5. Born Again
  6. Indians
  7. Less
  8. Goodbye
  9. Ink
  10. War Inside
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