GUS G. – Brand New Revolution

Pubblicato il 23/07/2015 da
voto
7.0
  • Band: GUS G.
  • Durata: 00:44:28
  • Disponibile dal: 24/07/2015
  • Etichetta:
  • Century Media Records
  • Distributore: Universal

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Conquistatosi definitivamente un posto al sole con l’entrata in pianta stabile nella band di Ozzy Osbourne, il talentuoso chitarrista greco Gus G. ha iniziato a sviluppare anche la propria carriera solista, limitata fino al 2013 al lontano esordio, solo strumentale, “Guitar Master”. Così, negli ultimi due anni Gus si è permesso di rilasciare ben due dischi a suo nome, “I Am The Fire” e il qui presente “Brand New Revolution”. Quest’ultimo è stato praticamente scritto durante il tour a supporto dell’opera precedente, e dato il poco tempo trascorso tra una release e la successiva non presenta modifiche sostanziali a livello di sound, anche se si notano alcuni tentativi di ampliare il già noto spettro stilistico. Come abbiamo avuto modo di approfondire nel track by track di qualche settimana fa, Gus ha assemblato un album in cui miscela classico e moderno, tirando per certi versi le fila delle sue influenze, ovvero l’hard rock e l’heavy metal degli Anni ’70 e ’80, e adattandole all’ambiente sonoro dove ha operato in questi anni, coi Firewind in primis e poi con i numerosi progetti in cui è stato coinvolto. Per l’occasione si è avvalso nuovamente di alcuni dei migliori cantanti sulla piazza, e la presenza di Jacob Bunton, Mats Levén, Jeff Scott Soto, oltre a Elize Ryd degli Amaranthe per un’unica traccia, pesa enormemente nel portare questo lavoro a un buon livello qualitativo. Le ambizioni da guitar-hero sono confinate esclusivamente nella traccia di apertura, la strumentale “The Quest”, mentre nel resto della tracklist Gus agisce per certi versi quasi da secondo violino, limitandosi a sfogare il suo estro chitarristico in assoli spumeggianti, per nulla invasivi e intonati all’atmosfera dei singoli episodi. Abituato a lavorare con artisti blasonati e a capire le loro esigenze, i loro punti di forza e cosa gli serva per rendere al meglio, il musicista ellenico ha fornito a ogni cantante canzoni adatte al loro timbro e alla loro estensione, così che ognuno dei singer coinvolti ha potuto dare il meglio di sé laddove è stato ‘utilizzato’. Senza riproporre un’analisi puntuale di tutte le canzoni qui presenti, rileviamo come più i passaggi più avvincenti risiedano nel primo terzetto di brani cantati e nel vivace finale, mentre in zona centrale, dove troviamo alcuni momenti più rilassati e un paio di semi-ballad (“Behind Those Eyes”, “One More Try”) un poco prevedibili e prive del giusto mordente, si scade un po’ nell’anonimato. La produzione moderna, molto pompata, non va fortunatamente a intaccare il cuore hard rock del lavoro, e consente piuttosto alle tracce più ritmate e potenti di conseguire quell’effetto impattante che ogni album di questo genere dovrebbe avere. Ed è proprio quando si spinge sull’acceleratore che l’ascolto diventa realmente appassionante: la breve “Burn”, appannaggio di Bunton alla voce, è un sintetico compendio di hard rock moderno travalicante spesso e volentieri nel power massiccio dei Firewind stessi; “We Are One” va a ricordare i Masterplan degli esordi, con un riffing che miscela in dosi eguali pesantezza e melodia, fino ad aprirsi in uno dei chorus migliori del disco; “If It Ends Today” va invece a sfruttare le note basse di Levèn per regalarci un saggio di hard settantiano riletto secondo il suono degli Anni 2000, un gioiellino rifinito alla grande dagli assoli più belli dell’intero “Brand New Revolution”. Discorso a parte lo meritano poi le occasioni lievemente più ‘sperimentali’: nessuna pulsione avantgarde per il nostro Gus, ci mancherebbe, ma è evidente che qua e là ci siano dei tentativi di guardare a linguaggi un po’distanti da quelli consueti. Se in “What Lies Below”, pur apprezzando gli arrangiamenti elettronici, il riffing panterizzato e la prova cangiante della Ryd, non tutto fila per il verso giusto, le conclusive “Generation G” e “Demon Inside” lasciano ben sperare per un futuro aperto a (lievi) contaminazioni. La prima presenta suggestioni di scuola Ark e, in apertura, figlie dei Queensyriche più algidi e futuristi; la seconda vira su una cupezza inedita, attingendo a piene mani al lato dark della vocalità di Levèn, con la veste sonica che viaggia in parallelo, dosando le note con molta calma e conferendo vestigia quasi doom ad alcuni tratti. C’è ancora una certa distanza fra le capacità tecniche e di interpretazione di Gus col suo strumento, e le sue doti di songwriter, che segnalano alcune lacune quando le velocità diminuiscono e l’impeto ritmico si diluisce. Anche l’apporto di basso e batteria in “Brand New Revolution è abbastanza marginale, un loro maggiore coinvolgimento non avrebbe guastato nel movimentare i pezzi. Detto questo, il terzo album solista di questo giovane musicista è pieno di ottima musica e vale la pena di essere preso in considerazione per tutti gli amanti dell’hard rock, del power e dell’heavy metal tradizionale.

TRACKLIST

  1. The Quest
  2. Brand New Revolution
  3. Burn
  4. We Are One
  5. What Lies Below
  6. Behind Those Eyes
  7. Gone To Stay
  8. One More Try
  9. Come Hell Or High Water
  10. If It Ends Today
  11. Generation G
  12. The Demon Inside
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