6.0
- Band: GUTVOID
- Durata: 00:30:04
- Disponibile dal: 30/08/2024
- Etichetta:
- Blood Harvest
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Come già sottolineato più volte su queste pagine, sebbene i mezzi di una piattaforma come Bandcamp diano a chiunque la possibilità di distribuire la propria musica e finire intercettati da qualche etichetta, non basta suonare ‘old-school’ per essere rilevanti all’interno di un filone – quello dell’underground death metal contemporaneo – sempre più gremito e competitivo.
Ne sono un esempio perfetto i Gutvoid, quartetto canadese del roster Blood Harvest che, riaffacciandosi oggi sul mercato con l’EP “Breathing Obelisk”, conferma purtroppo di non possedere l’estro dei compagni di scuderia Desekryptor, Phenocryst o Taphos, consegnando al debut album “Durance of Lightless Horizon” del 2022 un seguito tanto curato a livello di forma quanto incolore da un punto di vista dello stile.
Così com’era stato un paio di anni fa, i dettami di ciò che oggigiorno va per la maggiore nel circuito death/doom di Mortiferum e Spectral Voice vengono rispettati alla lettera, in un flusso di riff cavernosi, riverberi e ritmiche stentoree che – presa anche in considerazione la natura lovecraftiana del concept – sembra effettivamente evocare vuoti cosmici terrificanti, mondi sommersi e creature tentacolari in attesa di condurre l’uomo alla pazzia.
Un suono che ormai si è fatto codificatissimo, e che per riuscire a dire la sua in un panorama che ha ampiamente metabolizzato il contenuto di un “Eroded Corridors of Unbeing” deve per forza di cose offrire un quid in più, o quantomeno – nel caso di un approccio volutamente e totalmente derivativo – un songwriting autorevole e ineccepibile. Invece, ancora una volta, la band di Toronto arriva soltanto a sfiorare il bersaglio prefissatosi, accumulando tensione in brani che, gira che ti rigira, non decollano mai veramente, impantanandosi in mini-suite dove i singoli elementi – dagli arpeggi destabilizzanti ai riffoni di chiara ascendenza finlandese – mancano di brio e coesione.
In definitiva, la classica mattonata nella quale padronanza strumentale e cura per i dettagli, con una veste sonora e grafica di forte impatto, non sopperiscono alla mancanza di idee vincenti. Del tutto irricevibili? Assolutamente no, ma davvero troppo superflui per lasciare il segno.
