7.0
- Band: GUTVOID
- Durata: 00:49:05
- Disponibile dal: 20/03/2026
- Etichetta:
- Profound Lore
È un passo in avanti importante, quello compiuto dai Gutvoid in occasione di questo loro secondo-full-length, il primo pubblicato dalla rispettatissima Profound Lore. Forse non di quelli decisivi, in grado di ascriverne il nome all’elenco delle sorprese dell’anno o di limarne completamente i difetti riscontrati in passato, ma pur sempre una movenza nella direzione giusta, la quale potrebbe inaugurare una nuova fase nella carriera di questi death metaller canadesi.
Fin qui, attraverso un paio di EP e il debut album “Durance of Lightless Horizons”, non si può certo dire che il quartetto di Toronto avesse trovato il modo di distinguersi nel marasma di pubblicazioni affiliate al cosiddetto ‘nuovo old-school’, vuoi per un concept suggestivo ma abusato (quello degli orrori lovecraftiani), vuoi per una proposta incapace di affrontare un certo tipo di sonorità su livelli competitivi, ma le cose – alla luce di questo nuovo “Liminal Shrines” – sembra stiano effettivamente cambiando, giustificando così l’investimento da parte dell’etichetta di Chris Bruni.
Annunciato come la prima parte di un dittico, con la seconda già in procinto di essere registrata, il disco ribadisce come quello della formazione nordamericana sia anzitutto un carattere ambizioso, complesso, quasi spavaldo nel suo trovare sfogo in una proposta tanto densa e articolata, la quale – rispetto alle precedenti sortite discografiche – dimostra qui di aver accelerato i propri ritmi e implementato i vocaboli del proprio linguaggio, svelando una scrittura che non si addentra più solo nelle tenebre dei tunnel di Krypts, Mortiferum e Spectral Voice.
La matrice death/doom è rimasta, così come i vari affondi cavernosi, ma il tutto si innesta su un impianto più aggressivo, dinamico e giocato su continui slittamenti da parte del guitar work e della sezione ritmica, il cui avvitarsi e ritorcersi, per poi scivolare su superfici liquide di arpeggi e momenti di stasi ultraterrena, rimanda volentieri a quanto fatto da capostipiti come Demilich e Morbid Angel o dai Blood Incantation di “Starspawn” e “Hidden History of the Human Race”.
E se parlare di prog è probabilmente ardito, nonostante quanto riportato nel press-kit, è indubbio come il taglio della tracklist sia di quelli esplorativi e narrativi, con sezioni che si accumulano, si frammentano e si ripetono nell’ottica di un itinerario di viaggio magari non sempre irripetibile a livello di mete e paesaggi, ma comunque piacevole.
Del resto, vuoi per la suddetta sovrabbondanza strutturale (con episodi che arrivano tranquillamente a superare i dieci minuti di durata), vuoi per un songwriting che è e resta di natura derivativa, più intento a seguire le orme altrui che a imbastire un discorso personale, non tutto in “Liminal Shrines” finisce per essere indispensabile o efficace alla stessa maniera; parimenti, quando la band imbrocca il riff giusto, come nel caso di “Chasm of Displaced Souls” e del suo incedere fangoso di morbidangeliana memoria, i risultati ottenuti fanno sì che si possa chiudere un occhio su certi aspetti, portando il bilancio complessivo a pendere senza troppe titubanze dal lato dei pro.
Ora non resta che capire se da queste trame, sviluppando ulteriormente le idee e sfrondando le cime superflue, i Gutvoid possano raggiungere la testa del filone cui evidentemente ambiscono. In questo senso, il prossimo capitolo potrebbe già darci una risposta.
