HACRIDE – Amoeba

Pubblicato il 20/02/2007 da
voto
8.0
  • Band: HACRIDE
  • Durata: 00:54:27
  • Disponibile dal: 26/02/2007
  • Etichetta: Listenable Records
  • Distributore: Audioglobe

Meno caotici degli Strapping Young Lad, meno ossessivi dei Meshuggah, meno robotizzati dei Fear Factory; con una grossa spolverata di prog e qualche aggiunta di post-core e jazz: ecco la ricetta che porterà i francesi Hacride alla consacrazione definitiva, dopo il brillante debutto “Deviant Current Signal, in ambito ‘metal futuristico’. I quattro ragazzi tornano in pista, attraverso la garanzia Listenable, con il secondo disco “Amoeba”, confermante le qualità sopraffine del combo, ma ben diverso dal suo predecessore. Oddio, non aspettatevi rivoluzioni copernicane, ma se il precedente lavoro si fece notare per la sua schizofrenia e la sua immediata assonanza con gli act più in voga del genere (leggi sopra), ora gli Hacride si evolvono e lo fanno salpando verso territori più progressivi e post-core. La prima cosa che si nota, dopo un paio di attenti ascolti di “Amoeba”, è la notevole quantità di sezioni acustiche inserite nel songwriting, quasi a voler accompagnare per tutto il resto del lavoro l’appeal prog-jazz-flamencato di “Zambra”, la cover di un brano dell’ensemble neo-flamenco degli Ojos De Brujo, certamente la song che risalta subito fra le altre. Attenzione, però, non stiamo a strapparci i capelli: quante band si sono cimentate nella miscelazione di metallo e ritmi o danze latine? Forse fin troppe! Meno male che gli Hacride trovano di che stupirci, utilizzando direttamente una canzone altrui per dare più corpo all’esperimento. Ma lasciamo stare “Zambra” – inevitabilmente, però, sarà il brano su cui più volte cliccherete il tasto ‘indietro’ – ed occupiamoci del resto: un metallo claustrofobico, groovy e poliritmico, zeppo di cambi di tempo e arrangiamenti evocativi (vocals, synth o tastiere che siano), ma non più totalmente oscuro e tenebroso come nel caso di “Deviant Current Signal”. In “Amoeba”, Samuel Bourreau, Adrien Grousset, Benoist Danneville e Olivier Laffond si dimostrano leggermente più ‘solari e positivi’, contornando le classiche sfuriate possenti con riff più melodici e accattivanti e, soprattutto, con linee vocali pulite che quasi vanno ad assumere sembianze di ritornelli. Non stiamo parlando di ammorbidimento di sound, badate bene, bensì di completezza di atmosfere e di sperimentazione. “Perturbed”, “Vision Of Hate”, “Cycle”, le strumentali “Liquid” e “Ultima Necat”, “Strength” e la paurosa “On The Threshold Of Death” sono piccoli capolavori di metallo estremo decisamente open-minded. Per chi non avesse seguito il nostro consiglio passato (“Deviant Current Signal” fu Top Album su queste stesse pagine web), il monito è di non commettere più lo stesso errore. Mezzo voto in meno rispetto al primo disco, dite? Ebbene sì, l’effetto-sorpresa è svanito e “Amoeba” è ‘solo’ un dischetto da otto… Che è, volete buttarlo via?

TRACKLIST

  1. Perturbed
  2. Fate
  3. Vision Of Hate
  4. Zambra
  5. Liquid
  6. Cycle
  7. Deprived Of Soul
  8. Strength
  9. Ultima Necat
  10. On The Threshold Of Death
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