HAIL SPIRIT NOIR – Fossil Gardens

Pubblicato il 02/07/2024 da
voto
8.0
  • Band: HAIL SPIRIT NOIR
  • Durata: 00:42:12
  • Disponibile dal: 28/06/2024
  • Etichetta:
  • Agonia Records

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A tre anni di distanza dal perplimente (seppur buono) “Mannequins”, la formazione greca torna sul mercato e rientra – da un punto di vista stilistico – all’ovile, dimostrando fin dalle tracce rilasciate in anteprima che l’esperimento retrowave del disco precedente è stato effettivamente un unicum nel loro percorso.
Anzi, forse per un meccanismo di compensazione, questo nuovo lavoro risulta – nel complesso – il più tradizionale dell’intera discografia della band. Ovviamente il senso dell’aggettivo ‘tradizionale’ va modulato sulla proposta dei ragazzi di Salonicco, da sempre alfieri di un avantgarde black metal che si fonde con la psichedelia e le suggestioni provenienti dal cinema (che si tratti di horror, giallo italiano o fantascienza poco importa).
Ebbene, questo “Fossil Gardens” recupera prepotentemente la componente black metal sinfonica, ampliandone la portata, resa esplicita dal ritorno allo scream (che si alterna alle ormai consuete linee vocali pulite), dalle trame chitarristiche e dall’uso dei blast beat, tanto da rendere accostabile questo lavoro alle recenti (e ottime) prove in studio dei ritrovati …And Oceans, oltre che Borknagar.
E sembra andare proprio in questa direzione la scelta di una line-up più ‘snella’ rispetto ai due dischi precedenti, che lascia in panchina le tastiere di Sakis Bandis e le voci di Cons Marg per concentrarsi su una formazione classica a quattro elementi, finalizzata ad un sound più pesante e diretto.
“Starfront Promenade” ci catapulta immediatamente nel mood del disco, dimostrando un’ottima capacità di sintesi di quelle che sono le diverse anime del gruppo, a cavallo tra inquietudine fantascientifica, black metal e uno stile di scrittura complesso e stratificato. Gli Hail Spirit Noir non perdono mai di vista la melodia e il risultato è che questi quasi cinque minuti iniziali passano in un soffio, lasciando spazio a una doppietta spettacolare (non a caso scelta come apripista): “The Temple Of Curved Space “ e “Curse You, Entropia” sono due pezzi ‘fratelli’, vicini come mood e struttura, entrambi costruiti su riff molto ben riusciti. Se il primo riserva guizzi autenticamente progressive, il secondo è un autentico capolavoro, che vi si stamperà in testa dopo i primi ascolti, pur non avendo assolutamente le caratteristiche (negative) del ‘singolone’.
I greci sembrano guardare agli anni ‘90, recuperando parecchio dal black metal melodico, sinfonico (ma anche avanguardistico) della Norvegia del tempo, pensiamo a Covenant, Dimmu Borgir, Tartaros e compagnia sulfurea, miscelando il tutto con gli elementi stilistici che li contraddistinguono, e una classe che ha pochi eguali.
Rispetto ai primissimi lavori, Haris e compagni scelgono un approccio più organico e in un certo senso cinematico: certo, l’effetto sorpresa – se così vogliamo chiamarlo – che ha caratterizzato la discografia del gruppo fino al capolavoro “Mayhem In Blue” non c’è in larga parte più, compensato però da una capacità di scrittura altissima, in grado di confezionare pezzi articolati ma sempre a fuoco, uniti tra loro da un filo rosso molto forte, che non ne impedisce però il sviluppo personale.
Per questo le composizioni successive si allineano con il mood e le suggestioni aliene, dello spazio cosmico e siderale, che caratterizzano quindi l’intero disco, dai toni meno caldi e mediterranei di “Mayhem In Blue”, ma comunque avvolgente nel suo fascino complesso.
E così, se “The Blue Dot” è un altro pezzo da novanta e “The Road To Awe” riesce a non far pesare i suoi dieci minuti di lunghezza, grazie ad un incedere trascinante che traghetta l’ascoltatore dalla morbidezza acustica dell’incipit alle asperità black metal che si fondono con un ottimo heavy metal classico della conclusione, la ‘quota’ più sperimentale è rappresentata dagli ultimi due brani, la breve e visionaria “Ludwig In Orbit” (letteralmente un Beethoven psichedelico, riletto da un interprete spaziale) e la title-track, nella quale il quartetto da ulteriormente sfogo al proprio estro, scrivendo un pezzo per nulla immediato, complesso (forse troppo), sorretto dalle tastiere e da melodie di chitarra aperte, dilatate che guardano al post-black metal e allo shoegaze.
Il risultato complessivo è di un’opera intensa, matura, che in parte cattura già al primo ascolto ma che necessita di tempo per esprimere a pieno tutte le possibilità che contiene. Inutile dire che gli Hail Spirit Noir sono musicisti sopraffini, aiutati in fase di masterizzazione non solo dal ‘solito’ Dimitrios Douvras (Rotting Christ, Ponte Del Diavolo) ma anche da Magnus Lindberg dei Cult Of Luna, il cui tocco sembra aver aggiunto sfumature diverse alle composizioni, che conservano in ogni caso intatto il marchio di fabbrica del combo ellenico.
Un cambio di pelle inaspettato quanto decisamente ben riuscito. Bentornati.

TRACKLIST

  1. Starfront Promenade
  2. The Temple Of Curved Space
  3. Curse You, Entropia
  4. The Blue Dot
  5. The Road To Awe
  6. Ludwig In Orbit
  7. Fossil Gardens
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