8.0
- Band: HAIL SPIRIT NOIR
- Durata: 00:40:29
- Disponibile dal: 04/11/16
- Etichetta:
- Dark Essence Records
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Il contributo greco al metal estremo è da sempre importantissimo e spesso sottostimato, basti pensare ai seminali Necromantia e Varathron, alla parabola ascendente dei Rotting Christ, e alle nuove promettenti leve quali gli Aenaon. Gli Hail Spirit Noir, uno schizofrenico trio proveniente da Salonicco, occupano certamente un posto a parte all’interno della scena ellenica, considerato che la loro è una proposta originalissima e trasversale, che arricchisce un canovaccio progressive black metal con influenze e umori spesso imprevedibili, caratteristica che si riflette anche nella struttura dei pezzi, sempre lontana da schemi predefiniti. Volendo azzardare un paragone, Dødheimsgard e Solefald sono, nelle rispettive e più moderne vesti, i gruppi che più si avvicinano all’attitudine dei macedoni. “Mayhem In Blue” segue due ottimi lavori, “Pneuma” e “Oi Magoi”, rispetto ai quali, sebbene la continuità stilistica sia evidente, si nota un certo grado di maturazione, che si manifesta in composizioni più fluide e che vivono di atmosfere proprie, apparentemente più rilassate ma comunque disturbanti. E qui entriamo nel vivo dell’album: l’opener “I Mean You Harm” – trascinante e allucinata – parte in velocità e unisce una sorta di black’n’roll con tastiere spiritate. Nella title track – ma non solo – ricorre un tema che richiama le colonne sonore dei noir e polizieschi cult degli anni ’60 e ’70 (è difficile non pensare a “Indagine su un cittadino sopra ogni sospetto” di Elio Petri, e dunque al Maestro Morricone in primis e conseguentemente ai Calibro 35); qui momenti di atmosfera creati da dalle tastiere e da accenni di chitarra acustica si alternano a sfuriate tipicamente metal, e il cantato pulito – che richiama Mikael Akerfeldt – si alterna alle scream vocals. “How To Fly Inn” segue coordinate simili, ovvero quelle di un progressive rock fortemente debitore delle atmosfere del miglior cinema di genere e solo apparentemente rilassato. La lunga e articolata suite “Lost In Satan’s Charms” si tinge all’inizio e alla fine di sonorità in bilico tra il folk mediterraneo e uno stralunato mood da luna park, e si fa ricordare per le ottime trame chitarristiche. Questi sono solamente alcuni frammenti di un lavoro complesso e articolato ma anche incredibilmente capace di stamparsi in testa già dopo un paio di ascolti, che unisce rock progressivo e black metal, psichedelia e suggestioni horror, ed è capace di amalgamarle in un composto perfettamente organico e scorrevole. Di più, gli Hail Spirit Noir riescono nella difficile impresa di inserire atmosfere retrò in un contesto completamente attuale e moderno, sfuggendo alla trappola della ripetizione, della copia sbiadita per creare qualcosa di effettivamente nuovo e personale. Consigliato.
