6.0
- Band: HAIL SPIRIT NOIR
- Durata: 00:49:22
- Disponibile dal: 20/01/2014
- Etichetta:
- Code666
- Distributore: Audioglobe
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Bizzarri ed eccentrici come se ne vedono pochi in giro, e ben ancorati alla loro natura black metal, horror rock, psychobilly, e occult rock, come se fossero i figli meticci dei Misfits, dei The Damned, dei Deadbolt, dei Death SS, dei Morturay Drape e dei Negura Bunget, gli Hail Spirit Noir sono davvero una bestia alquanto strana. Nata in Macedonia, la band si porta dietro con orgoglio il proprio bagaglio musicale di origine gitano-balcanica, ma lo ha saputo coniugare in maniera originalissima – ma non poco dispersiva e confusionaria – con l’irriverenza punk dalle tinte splatter di Jerry Only e soci e con le trame occulte del sopracitato occultismo proto-black italico di cui andiamo tanto fieri da ormai oltre trent’anni. Il risultato è un circo surreale di intemperanze punk, psichedelia deviatissima mischiata con un post-rock demente e sclerato di puro stampo misterbungleiano, e una decadentissima indole black metal che serpeggia un po’ ovunque rendendo il quadro ancor meno intelligibile, malato e deviato. Difficile stabilire quale strumento non esista nel lotto visto che c’è un po’ di tutto disseminato in tutto il disco, da sezioni di fiati a ottoni, a organi, a tastiere a percussioni sconosciute, a vecchi synth analogici che fanno tornare alla mente i fasti cinematografici dei Goblin, a tutto quel corollario di strumentazioni balcaniche che inevitabilmente la band con orgoglio giustamente si porta in traino. La band indubbiamente osa, ma spesso i vari momenti del disco durano una manciata di secondi senza compiersi mai realmente per poi interrompersi di botto e lanciarsi in tutt’altri umori, nel giro di pochi secondi, e senza motivo o cognizione di causa apparente. Possono venire in mente band eclettiche e altamente ibride come i Sigh, gli Stolen Babies o i Diablo Swing Orchestra nel tentare di analizzare il lavoro, tanto la rielaborazione e sintesi di generi e stili opposti è estrema nella band, ma il carico di astrazione e incomprensibilità del disco a tratti raggiunge livelli folli, e la difficile individuazione di quali siano i reali intenti della band lascia davvero pochi appigli per apprezzare il lavoro sino in fondo e averne un giudizio finale ponderato e messo a fuoco. “Oi Magoi” insomma è un piccolo enigma, un rompicapo tanto curioso quanto frustrante che sembra non avere soluzione e che, anche a volerla cercare a tutti i costi, inevitabilmente alla fine genera un senso di stanchezza e confusione difficile da sopprimere. Album sfiancante.
