6.5
- Band: HAJDUK
- Durata: 00:38:53
- Disponibile dal: 30/04/2026
- Etichetta:
- Amor Fati Productions
Dall’underground balcanico, stavolta tocca ad un progetto solista bulgaro, Hajduk, cercare di emergere con un full-length dedicato al black metal nella sua forma più pura: l’artista tuttofare Belgun dimostra di avere le idee ben chiare su come debba suonare un black metal violento, ma che contenga anche della poesia e un’anima misteriosa – in questo caso il lavoro “Хвърковата чета” ruota attorno alla figura di Georgi Benkovski, eroe nazionale bulgaro dell’800 e non è ovviamente un caso che ad omaggiare questo personaggio sia un gruppo che porta grossomodo il nome di ‘banditi sociali’, ovvero ribelli che combattevano contro l’occupazione ottomana degli Stati balcanici.
L’opener è un brano black metal davvero notevole, super tradizionalista e senza alcun barlume di innovazione, ma si sa che la sola tradizione, specialmente per questo tipo di musica, quando ben presentata, non ha bisogno di nient’altro: c’è atmosfera e c’è impatto, grazie ad una registrazione scarna e dai suoni in stile Darkthrone/Burzum; il prodotto è underground e si sente, ma proprio per questo conserva quel fascino rètro genuino che non sempre si ritrova nelle produzioni che pure si presentano come old-school, mentre qui, invece, il modo di suonare black metal sembra davvero essere quello dei primi anni ‘90 – soprattutto il suono delle chitarre è quello della tradizione, un pugno allo stomaco per gli amanti delle produzioni raffinate.
“Непобедима” ci ricorda come un buon riff possa anche essere ripetuto all’infinito senza venire a noia, se è supportato da una struttura intelligente che lo porti prima a velocità sostenute, per poi dargli il giusto impatto grazie ad un midtempo trascinante, come avviene in questo caso.
Gli Hajduk sanno creare un buon groove nei loro brani e per il genere che suonano non è poca cosa: nel modo di costruire alcuni midtempo si può sentire una vicinanza alla tradizione black metal finnica, dai Satanic Warmaster in poi, con l’aggiunta di un’arcana melodia nel riffing, che da sola riesce a creare un certo pathos talvolta lugubre.
Nella presentazione di questo lavoro l’etichetta fa riferimento anche a degli elementi folk nella musica dei Nostri, ma su questo debutto non ve n’è quasi traccia: un timido tentativo di introdurre degli accenni di novità (voce femminile) sembra esserci sul brano “Три бюлбюлa”, comunque convincente.
Dato che la band è molto legata alle proprie radici, e visto che il proprio sound, così primitivo, si presta ad essere terreno fertile su cui innestare una o più novità, crediamo che, ad esempio, l’introduzione di qualche strumento tradizionale balcanico – se non esclusivamente bulgaro – suonato magari da qualche musicista ospite potrebbe essere un inizio interessante.
Le idee ci sono, la proposta sincera anche, così come quel fascino un po’ vintage, citato all’inizio, per questa band bulgara che sembra vivere ancora negli anni ‘90 – ed intendere la musica come si faceva allora.
È però certo che, quando l’ispirazione cala, come avviene in un paio di capitoli, come la scontata “Дим до бога” o la conclusiva “ Черната река”, la quale si trascina stancamente lungo un minutaggio troppo elevato per le poche idee che contiene, la band perde immediatamente di interesse e la sua proposta annoia facilmente, riducendosi ad un tipo di di black metal primordiale che in molti vorrebbero venisse una volta per tutte archiviato – più o meno a ragione.
Per quelli che sono invece curiosi di testare il polso delle scene underground meno conosciute, allora l’esordio su lunga distanza degli Hajduk potrebbe regalare anche qualche piacevole brivido freddo.
