5.5
- Band: HALLOWS EVE
- Durata: 00:46:07
- Disponibile dal: //2006
- Etichetta:
- Xtreem Music
“Evil Never Dies” è il ritorno sul mercato discografico degli Hallows Eve, ennesima band nata negli anni Ottanta che pochi anni fa, in pieno revival thrash, è stata riscoperta e alla quale è stata data un’ulteriore chance di tornare sul mercato. Come sempre accade in questi casi, si tenta di far passare per dei cult heroes dei gruppi che negli eighties non sono mai riusciti a trovare il successo, rimanendo sempre ai margini del giro che conta. Accade così che avviene una sopravvalutazione esasperata di dette band che, tirando le somme, non solo non erano all’altezza vent’anni fa, ma lo sono ancora meno al giorno d’oggi. Ci ricordavamo degli Hallows Eve come un ensemble discreto, in grado di sfornare un paio d’album carini e nulla più (“Tales Of Terror” e “Death & Insanity”): ora li ritroviamo alle prese con un thrash d’impatto con più di un ammiccamento al death metal. L’album in sé non è malvagio, ma, data la quantità di uscite simili, è assolutamente trascurabile. A favore dei ragazzi va detto che il full length cresce d’intensità con il passare degli ascolti, anche se comunque non riesce ad andare più in la di una risicata sufficienza. Vi sono tracce non particolarmente riuscite, come “Vampires Drink Deep” o “Monkey’s Paw”, assolutamente banale e con un chorus talmente brutto e piatto che sfortunatamente non esce dalla testa dell’ascoltatore. La durata media delle singole canzoni è piuttosto elevata e questo fa sì che spesso e volentieri la noia prenda il sopravvento, come nell’iniziale “Soldiers”. Ben riuscita invece la conclusiva title track, l’unico brano carico di una certa tensione emotiva, con dei cambi di tempo piuttosto azzeccati e delle linee chitarristiche davvero buone. Per il resto l’album si attesta poco sopra la mediocrità, alternando numerosi parti in mid tempo ad altre più veloci e con un riffing che cita la scena death e, a sprazzi persino quella black. Decisamente un ritorno del quale non si avvertiva l’esigenza, nonostante probabilmente verrà apprezzato da orde di thrasher nostalgici non foss’altro che per il nome stampato sulla copertina.
