7.0
- Band: HAMASAARI
- Durata: 00:41:16
- Disponibile dal: 23/01/2026
- Etichetta:
- Klonosphère
Spotify:
Apple Music:
Tra le uscite di questo inizio 2026 possiamo trovare, nel filone del progressive e di tutte le sue derivazioni, “Pictures”, il secondo disco dei francesi HamaSaari, che vede la luce tre anni dopo il debutto intitolato “Ineffable” e dopo la loro trasformazione ufficiale in quartetto (e il cambio di nome da Shuffle proprio a Hamasaari).
Come i sette riquadri che compongono la copertina, sette sono anche le tracce che compongono il loro secondo lavoro e sono tutte di durata oltre i cinque minuti, con svariate sfaccettature e tutte con una propria complessità, anche se non tutte così ben calibrate.
Una caratteristica da evidenziare è l’ampio spazio che viene lasciato a passaggi acustici, con gli arpeggi di Axel Vaumoron e squarci che si aprono in maniera quasi jazzistica: infatti, “Pictures” ha un impatto in bilico tra l’improvvisazione e quello ritrovabile in alcuni degli ultimi lavori di Opeth e Oceansize (per fare un paio di esempi), proprio come all’inizio di “Lost In Nights”, con il tempo tenuto da Élie Chéron alla batteria e il basso di Jonathan Jupin a creare atmosfere alla Porcupine Tree di “Time Flies”.
Filo conduttore di tutte e sette le canzoni è sicuramente la voce vellutata di Jordan Jupin, capace di far trasparire nelle sue interpretazioni un gusto spiccatamente nordico con una malinconia latente, come abbiamo ascoltato recentemente per esempio nei lavori degli Avkrvst.
In questo secondo disco si passa da momenti più incisivi, come in “Our Heads Spinning” (con un crescendo più simile ai Karnivool di “New Day”) e un finale che però sfocia quasi nel metalcore, ad altri più delicati, come “Under The Trees”, anche se per esempio la richiesta di vicinanza espressa in questa canzone si adagia su strofe troppo ripetitive.
Come indica il titolo dell’album, gli Hamasaari disegnano immagini in suoni, rispecchiando i vari stati d’animo (paura, smarrimento, speranza) grazie a numerosi cambi di ritmo, a note che si aprono tra riverberi e vocalizzi di seta.
Il punto più alto è toccato da “Frames”, tra le linee vocali di Jordan che si intrecciano con la bella voce della cantante malgascia Christelle Ratri e i ritmi sincopati che poi lasciano il posto a una melodia in grado di rimanere impressa.
Oltre a questa traccia, però, le altre si fanno ascoltare volentieri ma sono quasi impalpabili una volta finite, segno di una linearità e semplicità nell’esecuzione ma anche di una scrittura già sentita. Un disco, questo “Pictures”, che accompagna viaggi nella memoria, immagini che scorrono dietro a un finestrino, un buon mix tra progressive, post-rock, alternative e qualche deriva più pesante senza però incidere davvero, tra melodie, ritmi e linee vocali.
