6.0
- Band: HAMMER KING
- Durata: 00:52:59
- Disponibile dal: 11/11/2016
- Etichetta:
- Cruz Del Sur Music
- Distributore: Audioglobe
Fieri esponenti del metallo più tradizionale, gli Hammer King ci presentano il loro secondo album, che prosegue il percorso iniziato con il debutto “Kingdom Of The Hammer King” del 2015. Il quartetto, che vede tra le sue fila il cantante e chitarrista Patrick Fuchs, già collaboratore di Ross The Boss, raccoglie in queste dodici tracce il mito dell’heavy metal più classico, dai Judas Priest ai Manowar, con quell’inconfondibile impronta teutonica che ha fatto altrettanto scuola. Basterebbe ascoltare la title track per vedere chiaramente l’ombra della band di Halford, accostata all’estetica e alle tematiche fatte di martelli, spade e dèi della guerra care a Joey De Maio e soci. “Last Hellriders” prosegue il percorso chiamando in causa i Gamma Ray meno spensierati, mentre già in “For God And The Kings” la mente va ai vecchi Edguy, complice il timbro vocale di Fuchs che ricorda da vicino quello di Tobias Sammet. Naturalmente non possono mancare le cavalcate maideniane, come “Reichshammer”, o pezzi che si rifanno più espressamente al power metal, tra Primal Fear, HammerFall e Grave Digger, come “Battle Gorse” e “The Hammer Is The King”. Ci sono, quindi, tutti gli elementi per fare la gioia dei defender più incalliti, anche se, dobbiamo dirlo, gli Hammer King ancora sono lontani dalla perfezione. Le dodici composizioni non sempre riescono a colpire nel segno, mancando talvolta di un po’ di mordente, come in “Kill The Messenger”. La prova vocale di Fuchs convince nei toni medi, ma risulta un po’ tirata quando il cantante spinge sulle note alte, cosa evidente nella conclusiva “Eternal Tower Of Woe”. Infine, non si può non citare la stramba “Viva La King”, canzone guidata da un riff saltellante e un po’ frivolo che, forse per richiamare un’atmosfera spagnoleggiante, la band di decide di accompagnare con degli inserti di nacchere, risultando francamente comici nel loro essere fuori contesto. Nonostante qualche caduta di stile, comunque, l’album resta piacevole e potrebbe essere un interessante tassello da aggiungere alla collezione di chi ama le sonorità più classiche.
