HANDFUL OF HATE – Soulless Abominations

Pubblicato il 20/01/2026 da
voto
8.5
  • Band: HANDFUL OF HATE
  • Durata: 00:39:09
  • Disponibile dal: 23/01/2026
  • Etichetta:
  • Dusktone

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Gli storici blackster toscani Handful Of Hate hanno da tempo maturato un talento piuttosto raro: quello di non ‘cambiare’ mai riuscendo, al contempo, a non proporre mai due volte lo stesso album. Fin dalla svolta stilistica inaugurata col terzo album (lo spettacolare “Vicecrown” del 2003), i punti di riferimento sonori della band capitanata dal mastermind Nicola Bianchi (voce e chitarra, con la line-up attualmente completata dal batterista di lungo corso Aeternus e dal nuovo entrato Iblis al basso) sono rimasti più o meno sempre gli stessi: black metal di chiara matrice svedese (Dark Funeral, Marduk, Setherial e primissimi Mörk Gryning su tutti) pesantemente innervato da sprazzi del death metal anticosmico portato alla ribalta dai primi Morbid Angel, il tutto arricchito da un gusto per la devianza e per la dissacrazione tipicamente italico.
Il talento dei nostri risiede nella capacità di lavorare di cesello sui dettagli di ogni singola release fino a estrapolarne, di volta in volta, l’anima unica e inconfondibile, donando al tutto una personalità riconoscibile e fresca.

Non fa eccezione nemmeno questo nuovo “Soulless Abominations”, pronto a essere rilasciato sul mercato dalla label nostrana Dusktone a ben sette anni di distanza dal precedente “Adversus”.
Basta, infatti, ascoltare le violentissime e, al contempo, ricercate evoluzioni della furibonda opener “Libera Me” per rendersi conto di quanto, ancora una volta, il moniker ‘Handful Of Hate’ faccia rima con ‘qualità’. Riuscire a non farsi travolgere dall’assalto furibondo e impietoso dei toscani è impresa ardua, ma ciò che colpisce ancora di più, soprattutto dopo ripetuti ascolti, sono la ricchezza dei lick e dei pattern strumentali che costituiscono tanto l’ossatura quanto la componente più ‘epidermica’ dei brani, nonché la cura certosina con la quale la band ha affrontato, da par suo, la fase di arrangiamento degli stessi.
Il risultato è un album brutale, feroce e implacabile nel suo autompiacimento sadico, ma anche elegante, vizioso e, a suo modo, ammaliante, che recupera la ‘carnosità’ del temibile “You Will Bleed” e le combina col dinamismo di “Vicecrown” e “Gruoesome Splendour”, il tutto arricchito dalle raffinatezze scellerate che caratterizzavano i più recenti “To Perdition” e “Adversus”.
Nessun ingrediente apportato alla ricetta nel corso della loro carriera (a parte certe peculiarità occulte e magistiche abbandonate dopo i primi due leggendari album, “Qliphotic Supremacy” e “Hierarchy 1999”) viene trascurato, ma i Nostri si dimostrano ancora una volta maestri nel portare tutto su un nuovo e più attuale livello grazie all’incontrovertibile impegno profuso in fase compositiva.

L’impressione, con gli Handful Of Hate, è sempre stata quella di trovarsi al cospetto di una band che pubblica nuovo materiale solo quando ha effettivamente qualcosa di forte e interessante da dire, e anche questo nuovo “Soulless Abominations” non fa eccezione, rilanciando (se mai ce ne fosse stato bisogno) il nome dei blackster toscani nel gotha esclusivo delle leggende nostrane (e non solo, senza voler riaprire l’annosa questione del ‘immagina se fossero stati svedesi o norvegesi’, pur non priva di fondamento).
Risulta davvero difficile estrapolare da una tracklist così convincente brani più meritevoli di altri, ma è altresì impossibile non sottolineare come alcune composizioni in particolare sembrino palesare fin dal primo ascolto le stimmate da ‘classico istantaneo’: stiano parlando di brani come la già citata opener “Libera Me”(che ci permette di ammirare una volta di più l’estro e la maestria di Aeternus, autentico mattatore dietro le pelli, nonché l’impronta scabrosa data al suono complessivo dal basso del nuovo entrato Iblis), l’incontenibile “Worlds Below” (autentica lectio magistralis di black metal implacabile e annichilente). la furibonda “Gall Feeder” (graziata da un lavoro di chitarra da standing ovation), l’epica e desolante “Winter March” (roccioso e dinamicissimo midtempo in cui i nostri mettono in mostra ancora una volta la loro capacità di saper gestire con gusto, convinzione e fantasia anche i momenti meno parossistici della loro proposta), sebbene le rimanenti tracce non siano assolutamente da meno; come resistere, infatti, alle bordate della deflagrante “Age Of Infamy”, o alle malie della seducente, variegata e, per certi versi, moderna “Different-Distant-Apart” (arricchita qua e là da inquietanti dissonanze che rimandano un po’ alla scuola Aklhys/Funeral Mist, così come accade anche nella successiva “Skinless Salvation”, composizione graziata da un finale talmente epico ed oscuro da strappare l’anima), o all’appeal old-school della conclusiva “Where Sanctity Rots”, con la sua sapiente fusione di black metal svedese e norvegese (Taake e Carphatian Forest su tutti, per quanto riguarda la componente ‘norse’) e il suo groove debordante?

Insomma, come avrete ormai abbondantemente capito, “Soulless Abominations” ci riconsegna gli Handful Of Hate al massimo della forma, grazie a un disco magistrale che gli permetterà, una volta di più, di competere ad armi pari (e, nella maggior parte dei casi, di vincere a mani basse) con i grandi nomi del genere passati, presenti e futuri sul piano della personalità, della tecnica e delle doti compositive (senza tacere della produzione, assolutamente impeccabile).
Non sappiamo se questo album consentirà ai blackster toscani di raggiungere il riconoscimento internazionale finora sempre sfuggito, ma una cosa è certa: questi ragazzi, una volta di più, se lo meriterebbero senza riserva alcuna.
L’anno nuovo è appena cominciato, ma abbiamo già un più che serio candidato al titolo di disco black del 2026.

TRACKLIST

  1. Libera Me
  2. Worlds Below
  3. Gall Feeder
  4. Winter March
  5. Age Of Infamy (Grown In Starvation)
  6. Different-Distant-Apart
  7. Skinless Salvation
  8. Where Sanctity Rots
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