HARAKIRI FOR THE SKY – Arson

Pubblicato il 20/02/2018 da
voto
7.5
  • Band: HARAKIRI FOR THE SKY
  • Durata: 01:06:36
  • Disponibile dal: 16/02/2018
  • Etichetta: Art Of Propaganda
  • Distributore:

Quarto album per gli Harakiri For The Sky, che da quando hanno spedito sul mercato “III: Trauma” si sono impegnati in un’incessante attività live, capace di proiettare la band a ben più alti livelli di fama nell’affollato panorama post-black metal rispetto a quanto garantito dal semplice operato in studio. Con il precedente disco, i due austriaci avevano messo un attimo da parte quegli strappi strazianti che avevano fatto la fortuna di “Aokigahara”, l’opera che aveva consentito loro di uscire dalla penombra e proporsi come alternativa di primissimo piano ai Deafheaven. Il suono si era smorzato, a favore di un girovagare più introspettivo e poco immediato, assumendo le canzoni il ruolo di colonne sonore, forti, veementi, ma in ultima analisi lievemente indefinite in alcuni dettagli, del torrenziale urlato di J.J.. Un’indefinitezza da non considerare in senso negativo, quanto un tentativo di affrancarsi da facili catalogazioni, a favore di partiture molto personali e difficile da afferrare compiutamente, vuoi anche per una produzione forse non sufficientemente ruvida. Con “Arson”, il sofferente duo – i testi rimangono ben lontani da sentimenti allegri – recupera in parte l’irruenza del secondo full-length, ancora oggi ineguagliato dalla band, e l’abbina a un rosario di ritmi, melodie, progressioni, armonizzazioni così ricco e sfaccettato che, come per “III: Trauma”, è un attimo perdercisi in mezzo e non ritrovare più il filo. Complice, per alcuni colpa, di una durata dei singoli episodi persino aumentata in confronto al passato, con solo una traccia, “Tomb Omnia”, al di sotto dei nove minuti. Nulla è docile e quieto nella musica degli Harakiri For Sky. E se anche la dolcezza può pervenire a troncare uno sfogo di rabbia inconsulta, serve soltanto a dare un conforto momentaneo, rotto poco dopo da una scarica terremotante di batteria e svolazzi di chitarra impulsivi e giocati sulle note alte. Per la prima volta coadiuvati in studio da un batterista esterno al gruppo, Kerim “Krimh” Lechner (all’opera anche nei Septicflesh), J.J. e M.S. mai come stavolta concentrano una quantità enorme di impulsi, visioni, sentimenti, scagliandoli in rapida successione in composizioni mai prevedibili o lineari, per quanto tendenzialmente dirette e portatrici di formule urgenti, che cercano di colpire e straziare, come di stimolare la negatività interiore tramite fraseggi toccanti. Il gioco di contrasti risulta particolarmente riuscito, nel sovrapporre ritmiche e linee vocali potenti e frenetiche a trame di chitarra racchiudenti shoegaze e post-rock, in un ricettario di soluzioni solo in parte note. Difatti, rispetto al passato sembra che gli accenti più morbidi siano meglio amalgamati agli spunti estremisti, permettendo di forgiare un suono che definire puramente black metal è forzato, eppure anche accostare all’oramai classico filone black-gaze sarebbe eresia. Depressive rock, punk emotivo, tristezza impalpabile e una peculiare epicità sconfortata infondono un camaleontismo tutto suo a un riffing ben poco classificabile, a tratti ben memorizzabile e cullante, spesso lacerante seppure prodigo di armonie ariose e suadenti, che avanzano il più delle volte in parallelo a graffi tremendi. Un album, “Arson”, che porta impresso indelebile il marchio degli Harakiri For The Sky, portatore anche di momenti saltellanti e ‘rock’ nell’incedere già emersi appunto in “Aokigahara”; un’ulteriore conferma della fantasia dei ragazzi, bravi nel non restare intrappolati in facili clichè e abili nel rivoltare la propria musica pur non portandola chissà dove in termini di evoluzione. Dovendo estrapolare una singola canzone da porre a manifesto, sceglieremmo senza indugio “Heroin Waltz”, contenente accenni di arpeggi e ripartenze catchy e trascinanti come solo questi due taciturni musicisti sanno proporre. Non ai livelli del loro capolavoro, nemmeno tanto lontano: in un confronto diretto, l’esordio omonimo e “III: Trauma” ne uscirebbero battuti.

TRACKLIST

  1. Fire, Walk with Me
  2. The Graves We've Dug
  3. You Are the Scars
  4. Heroin Waltz
  5. Tomb Omnia
  6. Stillborn
  7. Voidgazer
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