7.5
- Band: HARLOTT
- Durata: 00:44:36
- Disponibile dal: 18/09/2015
- Etichetta:
- Metal Blade Records
- Distributore: Audioglobe
Il thrash metal degli anni Ottanta, che bella cosa. Ci siamo passati più o meno tutti attraverso quei riff e quell’attitudine e qualcuno ci è rimasto sotto, si è nutrito dei fondamentali, li ha fatti propri e non ne è mai più uscito. Questo vale anche per gli Harlott: non è che questi ragazzi suonino per scelta musica anni ’80, il fatto è che suonano nel 2015 e lo fanno proprio come se fossero nel 1986, con la stessa convinzione, lo stesso concept e anche la stessa ‘cazzonaggine’ tipica dell’etica di un certo thrash (date un occhio al video di “Systematic Reduction” per capire di cosa parliamo). E se ne escono con questo “Proliferation”, secondo full length (sotto Metal Blade) con il quale pubblicano una dozzina di pezzi che sono tutti e dodici un assalto frontale vero e proprio, un esempio perfetto di cosa vuol dire fare un disco thrash metal senza contaminazioni né divagazioni: diretto, velocissimo, pieno di stop-and-go, midtempo da headbanging, accenni di melodia piuttosto elementare (che non significa poco emozionante), voce urlata e assoli brutali e tendenzialmente corti. Perfino la copertina sembra fatta negli eighties e tenuta in un cassetto al fine di essere utilizzata oggi. A partire dalla title track, che apre le danze mettendo immediatamente in chiaro le coordinate dell’album, ci troviamo aggrediti da una sezione ritmica che batte come un carro armato tra riff di fattura più che buona e una tensione media che non perde mai di mordente. La produzione è potente quanto basta (ma stando bene attenti a non rendere i brani ‘troppo’ puliti) e brani come la citata “Proliferation”, “Resteless”, “Lord Of War”o la Slayeriana “Bloodlust” esplicitano il concetto in maniera ancora più chiara delle nostre parole: i quattro australiani non suonano un ‘vecchio’ thrash per scelta, ma perché non potrebbero probabilmente fare altro. E questo non significa aver studiato a memoria una lezione e riproporla, significa esserci cresciuti dentro, averne assimilato stilemi e canoni, essere fan di un genere molto prima che esecutori. E se da un lato un album come questo rischia seriamente di non avere quella spinta in più che gli permetta di distinguersi all’interno di un panorama da sempre sovraffollato, nella sua interezza è un disco che funziona alla grande e che non può non fare contenti i thrasher oltranzisti e gli amanti di riff vecchia scuola e ritornelli sparati a squarciagola (vi ritroverete a canticchiare “Civil Unrest” anche sull’autobus). L’intensità aumenta nella seconda parte di questo “Proliferation”, rendendo l’ascolto un crescendo di emozioni forse basilari e selvagge, ma che di certo rilasciano scariche di adrenalina come pochi oggi sanno fare, unendo brutalità e ‘rallentamenti’ tanto improvvisi quanto esaltanti. Insomma, ci siamo capiti: l’unico rischio per un platter tanto diretto è quello di esaurire la propria longevità in fretta, ma riteniamo che ai ragazzi di Melbourne, da buoni thrasher, questo interessi gran poco. Proprio come a noi, a dire il vero.
