HARROWED – The Eternal Hunger

Pubblicato il 24/02/2026 da
voto
7.5
  • Band: HARROWED
  • Durata: 00:36:04
  • Disponibile dal: 27/02/2026
  • Etichetta:
  • Dying Victims Productions

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“The Eternal Hunger” segna il primo vero banco di prova per gli Harrowed. Dopo un demo che nel 2021 aveva iniziato a circolare con una certa insistenza negli ambienti underground più ricettivi e una performance incendiaria al Kill-Town Death Fest di Copenhagen, il duo svedese è ora chiamato a trasformare le promesse in sostanza. Le aspettative non sono leggerissime, anche perché dietro al microfono e alla batteria c’è Adam Lindmark, già noto come batterista dei Morbus Chron, una delle realtà più amate e rimpiante del death metal svedese del nuovo millennio. Non sorprende quindi che le radici di “The Eternal Hunger” affondino proprio nei primi, più rozzi e viscerali vagiti dei Morbus Chron, quelli apertamente debitori agli Autopsy di Chris Reifert. Gli Harrowed sembrano condividere lo stesso amore per un death metal storto, sgraziato, volutamente sgradevole, costruito su riff slabbrati, tempi oppressivi e un senso costante di decomposizione sonora. È un linguaggio che Lindmark conosce bene e che qui viene riproposto con convinzione e una notevole coerenza stilistica.

Detto questo, il disco non si limita a una pedissequa riproposizione del canone: nei brani più asciutti e diretti emerge con decisione una vena punk e motorheadiana che rende il tutto più scattante e istintivo, quasi da rapido brainstorming in sala prove, con un piglio da rock’n’roll marcio che richiama anche i Death Breath di Nicke Andersson (il quale compare come ospite nel disco). “Ultra-Terrene Phantasmagoria” è emblematica in questo senso: un pezzo immediato, trascinato da un chorus sorprendentemente memorabile, che dimostra come la band sappia essere efficace anche nella forma-canzone più semplice. All’estremo opposto, quando gli Harrowed rallentano e controllano maggiormente la materia, affiora un mood horrorifico più denso e ombroso. Qui il loro death metal si fa meno impulsivo e più atmosferico, lasciando spazio a soluzioni che, senza essere particolarmente sofisticate, rivelano una certa finezza nella gestione delle tensioni. “The Cold of a Thousand Snows” è probabilmente il momento più riuscito del disco, capace di fondere le due anime del progetto: brutalità primitiva e un’inquietudine strisciante che resta addosso anche dopo l’ultimo colpo di rullante. Affine a questa formula anche “Blood Covenant”, che si apre arrembante per poi rallentare nel mezzo, a seguito di un arpeggio tanto sibillino quanto efficace. Meritano una menzione anche “The Haunter” e la title-track, più sinuose e beffarde nel loro procedere marziale e tetro, sostenute da riff che non cercano l’effetto immediato ma costruiscono lentamente un senso di sospensione e minaccia. A valorizzare il tutto contribuisce una produzione estremamente calda e organica, lontana da qualsiasi patina moderna e perfettamente in linea con l’estetica vintage del progetto.

Come prevedibile, “The Eternal Hunger” non ambisce a profonde esplorazioni progressive o strutture avventurose, come invece ha fatto l’ex Morbus Chron Robert Andersson con i suoi Sweven. Tuttavia, non è nemmeno un disco completamente telefonato. Pur muovendosi a tratti entro coordinate ben note – Autopsy e primi Death restano riferimenti evidenti – gli Harrowed inseriscono abbastanza cambi di registro e guizzi personali da garantire al lavoro una buona longevità. Si ha spesso la sensazione di trovarsi davanti a una band che suona prima di tutto per necessità, non per aderire a un’estetica codificata. I rimandi possono apparire palesi in qualche caso, ma non diventano mai un alibi: emergono piuttosto come un linguaggio appreso e poi rielaborato, piegato a un’esigenza espressiva un po’ più personale. Alcuni passaggi meno prevedibili, piccole deviazioni nel mood o nell’andamento delle canzoni, contribuiscono, come accennato, a dare respiro all’ascolto e a evitare che il disco si consumi tutto in poche rotazioni. Brano dopo brano, “The Eternal Hunger” restituisce insomma l’immagine di un gruppo che ha già una visione chiara di sé e del proprio posto all’interno dell’underground death metal europeo. Non c’è la volontà di stupire a tutti i costi, ma nemmeno quella di nascondersi dietro un revival old school eseguito soltanto con mestiere e buona volontà.

 

TRACKLIST

  1. Bayonet
  2. The Cold of a Thousand Snows
  3. Ultra-Terrene Phantasmagoria
  4. The Haunter
  5. Blood Covenant
  6. The Reins
  7. Formaldehyde Dreaming
  8. The Eternal Hunger
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