7.5
- Band: HARVEST
- Durata: 00:36:32
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Argonauta Records
Spotify:
Apple Music:
Gli Harvest nascono in Veneto nel 2023 per iniziativa del batterista Omar Stevan (Orki) e del chitarrista Fabio Torresan (Rudhen), a cui si aggiungono nel tempo la bassista Elisa Bertolo, l’altro chitarrista Matteo Gandolfi (Golden Jubilee) ed il cantante Roberto Biasin (Starspawn Of Cthulhu), con quest’ultimo che, per motivi personali, lascia il posto a Emanuele Follega (Orki) durante la registrazione del disco d’esordio: musicisti con un’estrazione molto differente, che però hanno trovato una convergenza nel doom/death metal degli anni ’90.
Con l’esordio “For The Souls We Have Lost” il quintetto vuole raccontare una sorta di viaggio interiore attraverso quel dolore che tutti affrontiamo nel corso nella nostra vita, cercando sollievo nella rottura di legami che ci fanno male per trovare pace nella solitudine, e i sette brani si rivelano omogenei nella costruzione di atmosfere intime e malinconiche legate a questo tema.
Stilisticamente il disco si muove tra doom/death metal e gothic metal, con diversi ricami acustici ed un utilizzo discreto dei sintetizzatori, sfruttando una formula che punta forte sul lato emozionale senza però rinunciare alla concretezza; l’influenza delle band che hanno fatto la storia di questi generi è marcata, ma è bilanciata dalla capacità di scrivere canzoni che funzionano lavorando su diversi registri con estro ed originalità.
Pur pescando a piene mani dalla tradizione, i veneti sono in grado di rendere varia la loro proposta musicale senza perdere compattezza, grazie a brani costruiti con dinamiche tutt’altro che banali: “In Shape Of Beast” parte con chitarre in stile Katatonia periodo “Discouraged Ones” alle quali si aggiungono presto tonalità new wave alla The Sisters Of Mercy, “Born Alone” non è lontana dai Tiamat di vent’anni fa, mentre “Shining Moon” potrebbe avere come ispirazione gli Opeth di “Deliverance” e “Damnation” (osservando copertina del disco e nome della band, viene da pensare che “Blackwater Park” possa essere tra i dischi del cuore…) ed i riff lenti e quadrati di “Hunter Of Souls” sono doom puro e lacerante.
Tra i punti di forza, il lavoro della voce, che si esprime attraverso diverse tonalità di pulito oltre ad un growl mesto e profondo, una produzione calda che rende viva l’inquietudine di questi pezzi e, soprattutto, arrangiamenti ricercati e mai prevedibili.
Nonostante si tratti di un debutto, gli Harvest sembrano avere le idee chiare: l’ascendente dei loro ascolti del passato è ancora ingombrante e smarcarsene con convinzione potrebbe essere il prossimo passo, ma “For The Souls We Have Lost” è un disco coeso e toccante, pieno di spunti e soluzioni che denotano personalità.
