7.0
- Band: HARVESTMAN
- Durata: 42:29
- Disponibile dal: 19/05/2017
- Etichetta:
- Neurot Recordings
- Distributore: Goodfellas
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Dal The Crown’s Nest Studio di sua proprietà, nell’ Idaho del Nord, ecco provenire il nuovo lavoro del buon vecchio Mr. Steve Von Till, “Music For Megaliths”. L’album è quasi un progetto di divinazione dei megaliti, composto prevalentemente, nel corso degli ultimi anni, in albe che sembrano affacciarsi su quei monumenti millenari che segnano l’eternità della Natura e del Cosmo. L’eclettismo di Von Till si presenta in tutto il suo spettro più variopinto, seppur ancorato a quel drone folkeggiante che tira in causa quella sperimentazione mai fine a se stessa, ma che apre le porte della percezione senza aver bisogno di innovare, osare, riempire niente che non sia parte di un iter musicale proprio, intimo e catartico. Non è ormai raro trovare, parallelamente al main project di carattere post-metal, anche la sua controparte privata dalle distorsioni abrasive e dai pattern violenti, come accade, ad esempio, per i compagni di etichetta Amenra che si dilettano con i vari progetti di CHVE e Syndrome con risultati piuttosto convincenti. Non è da meno sicuramente il terzo album di Von Till a nome Harvestman, ancora una volta sentito e capace di trasmettere molto della sensibilità del suo sciamano. Il trip hop suadente di “Rings Of Sentinels”, l’abbraccio rumoristico di “The Forest Is Our Temple”, gli spunti ancestrali di “Levitation” e la conclusiva prova del fuoco di “White Horse” (in cui la preghiera di Von Till prende finalmente corpo vocale), tra i momenti più significativi, forniscono, seppur in un’omogeneità naturale, diversi passaggi sonori che riescono a non far pesare l’album come se anch’esso fosse un menhir. Ripetizioni, manipolazioni e modulazioni riducono il tutto ad uno stato di ‘transizione’, come suggerito dalla stessa descrizione dell’album, a cui sarà difficile non congiungersi. Non sicuramente un momento di aggregazione per tutti, ma, per coloro capaci di inserirsi in un certo tipo di sensibilità e sonorità, “Music For Megaliths” è un traghettatore sincero e fascinoso.
