HARVEY MILK – My Love Is Higher Than Your Assessment Of What My Love Could Be

Pubblicato il 11/06/2016 da
voto
8.5
  • Band: HARVEY MILK
  • Durata: 01:06:31
  • Disponibile dal: 1994
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

“My Love Is Higher Than Your Assessment Of What My Love Could Be” è il primo full-length degli Harvey Milk, datato 1994, poi dimenticato e tornato in stampa più di dieci anni dopo ad opera della Relapse, dopo la reunion della band. La formazione georgiana è uno di quei nomi che è finito nel dimenticatoio molto presto, vuoi per le contingenze storiche, vuoi anche per la difficoltà di ascolto che i suoi lavori hanno portato a comunicare. Per alcuni immensi e per altri troppo inutili per essere esistiti, comunque, gli Harvey Milk hanno dato alle stampe album incredibilmente singolari, complessi ed esaltanti proprio per la loro natura controversa e contaminata, e se forse uno dei migliori risultati è quello ottenuto con l’album del ritorno “Life…The Best Game In Town”, la natura imprescindibile di questi nasce indubbiamente col primo, seminale lavoro “My Love Is Higher Than Your Assessment Of What My Love Could Be“. “La maggior parte di queste canzoni suona terribilmente, il che si integra molto bene con la qualità delle parti scritte e suonate”, affermano loro stessi in un’intervista di qualche anno fa. Bisogna infatti aspettare cinque minuti per sentire qualcosa di continuo e ‘musicale’ e circa dieci per sentire un qualcosa di simile ad un lamento vocale nella prima “A Small Turn Of Human Kindness”, introduzione psicopatica al loro primo lavoro e poi diventata titolo di un seguente album. Uno dei punti fondamentali delle influenze della band di Athens, Georgia, è però Leonard Cohen: il suo inserimento come influenza in partiture e rumori sludge e noise rock è uno di quei momenti discografici che lasciano spiazzati, a metà tra il contrariato e l’estasiato, cosa che in questo primo lavoro risulta certamente seminale e ancora troppo grezzo, ma proprio per questo che assurge a paradigma di autenticità come poche altre produzioni di quegli anni. “The Anvil Will Fall” è probabilmente uno di quei cocktail sperimentali dove la follia degli anni Novanta raggiunge il suo limite, trascinando con sè musica sacra, art metal, Melvins, cantautorato, Gustav Holst e musica estrema. Creston Spiers, chitarra e voce, diventa l’emblema di uno dei compositori più folli e ispirati che si possono sentire su una registrazione: il suo lamento sgraziato e rovinoso si staglia nelle pareti di questo primo tassello discografico con quanta meno grazia possibile, risultando tanto sgravato e fuori luogo quanto perfettamente incorniciato in quel qualcosa di vicino alla melodia che talvolta emerge dal fondo di questo caos talvolta casuale. “Merlin Is Magic” arriva ancora più in là e mischia i riff sludge al metal progressive della sua parte centrale, arrivando vicino alle striature perverse dei compagni americani Acid Bath, quelli di “When The Kite String Pops”, uscito nello stesso anno. “My Father’s Life’s Work” è l’urlo della generazione proletaria americana che protesta contro l’insensatezza del sistema fordiano della catena di montaggio, nel modo ovviamente più conforme ai canoni della follia contenuta nel disco, e a questo punto diviene quasi naturale lasciarsi trasportare da questo lamentoso trascinarsi di colpi di batteria e chitarra. Brani melvinsiani come “Where The Bee Sucks, There Suck I” o “Jim’s Polish” annunciano le sfuriate folli di certi System Of A Down o The Dillinger Escape Plan, che emergeranno di lì a poco, fungendo da padri mai conosciuti, ma che hanno iniettato il loro seme nelle future generazioni di sperimentatori e musicanti psicolabili volti alla rottura di regole e canoni. Indubbiamente ostico, ma anche denso di contenuto e fascino indiscreto, “My Love Is Higher…” non ha l’estetica del capolavoro e forse nemmeno il contenuto, ma diventa essenziale per cogliere il potere folle e illuminante delle composizioni di una band veramente di culto come gli Harvey Milk: la loro prima bandiera, la prima bozza dell’opera magna, il primo ruggito distorto e sferragliante a metà tra la genialità, lo schifo e la perdizione.

TRACKLIST

  1. A Small Turn of Human Kindness
  2. Women Dig It
  3. The Anvil Will Fall
  4. Merlin is Magic
  5. My Father's Life's Work
  6. Where the Bee Sucks, There Suck I
  7. Jim's Polish
  8. F.S.T.P.
  9. All the Live Long Day
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.