HATEBREED – Hatebreed

Pubblicato il 13/10/2009 da
voto
6.5
  • Band: HATEBREED
  • Durata: 00:42:20
  • Disponibile dal: 16/10/2009
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Warner Bros

Ahia. Ci siamo. Ed era pressoché inevitabile. Dopo i timidi(ssimi) accenni sperimentali messi in mostra tre anni fa con “Supremacy”, i paladini dell’hardcore metallizzato, Hatebreed from Connecticut, piazzano sul mercato un disco di transizione che più di transizione non si può. Lo stato catatonico del trend metal-core – che ha visto proprio nel gruppo di Jamey Jasta uno dei trascinatori e più indefessi protagonisti – ha probabilmente posto gli Hatebreed di fronte a qualche domanda di troppo: continuare a intestardirsi onehundredpercent nello stile che li ha resi celebri evidentemente non era destino, e così i ragazzi di New Haven hanno optato in modo deciso per variare diversi aspetti del loro sound ed introdurre alcuni elementi seriamente innovativi e a dir poco rischiosi, soprattutto considerata la chiusura mentale dell’hardcore-fan medio. La dice lunga, in questo intento, la scelta di un titolo omonimo a carriera già avanzata: di solito si pensa ad un nuovo inizio, no? Ed in un certo senso è proprio così, perché troppi nuovi dettagli sono stati introdotti dagli Hatebreed in “Hatebreed”: non che le sfuriate hardcore siano sparite, men che meno i rallentamenti spaccaossa e i groove più collassanti, ma ovunque qui dentro si notano i segni del cambiamento, a partire dal riffing più metal, più certosino e molto più tecnico per arrivare ad alcuni assoli al fulmicotone; tutto pare più studiato, arrangiato nei minimi particolari, e la ricerca della varietà pare essere stato uno degli obiettivi principali di Jasta & Co.. E appunto, che dire della voce del buon Jamey, a tratti divenuto quasi un cantante normale: l’esperienza coi Kingdom Of Sorrow l’avrà ancor più spronato a mettersi parzialmente in gioco tramite una manciata di linee vocali classificabili come melodiche. Può piacere o non piacere, d’accordo. Ed è qui che sta tutto il rischio insito in questo lavoro: è bello o no? Per quanto ci riguarda, i pezzi da noi preferiti sono guarda caso quelli vecchio stampo, mazzate sulla nuca del calibro di “Everyone Bleeds Now”, “Through The Thorns”, “Not My Master” e “Merciless Tide”. Ottima anche l’apertura “Become The Fuse”: sebbene il riffing portante sia già lontano dallo standard della band, l’opener è una delle tracce che meglio fungono da passaggio tra il vecchio ed il nuovo. Pollice giù, invece e purtroppo, per il singolo “In Ashes They Shall Reap” – davvero poca cosa – e per alcune soluzioni troppo azzardate per un gruppo che ha sempre fatto dell’ignoranza la sua arma migliore: il coretto uoh-uoh in “No Halos For The Heartless” è penoso e tutta “Every Lasting Scar” risulta insipida e innocua, quest’ultimo aggettivo che mai avremmo pensato di associare alla musica degli Hatebreed. Aggiungete pure qualche brano in cui il combo americano entra in crisi d’identità – “Between Hell And A Heartbeat”/Slayer, “Hands Of A Dying Man”/Metallica, “As Damaged As Me”/As I Lay Dying – e la strumentale “Undiminished”, in pieno territorio Heaven Shall Burn, e avrete il quadro completo di un platter che si mostra mediamente appagante, non troppo immediato, tutto sommato lento e in parte deludente. Il problema è che si parla degli Hatebreed, mica dei ragazzini arrivati l’altroieri: ci piacerebbe aver scritto di un disco paragonabile ad un’overdose di adrenalina, per cui è normale essere un po’ abbacchiati quando ci troviamo dentro anche del bromuro…

TRACKLIST

  1. Become The Fuse
  2. Not My Master
  3. Between Hell And A Heartbeat
  4. In Ashes They Shall Reap
  5. Hands Of A Dying Man
  6. Everyone Bleeds Now
  7. No Halos For The Heartless
  8. Through The Thorns
  9. Every Lasting Scar
  10. As Damaged As Me
  11. Words Became Untruth
  12. Undiminished
  13. Merciless Tide
  14. Pollution Of The Soul
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