HAUNT – Mind Freeze

Pubblicato il 10/01/2020 da
voto
7.5
  • Band: HAUNT
  • Durata: 00:37:12
  • Disponibile dal: 10/01/2020
  • Etichetta: Shadow Kingdom Records
  • Distributore: Audioglobe

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Gli statunitensi Haunt possono considerarsi da sempre dei fieri sostenitori del metallo tradizionale e anche la loro attività è talmente prolifica da ricordarci quella di qualche decade fa, quando si pubblicavano album di inediti con cadenza annuale. “Mind Freeze”, infatti, segna già il traguardo del terzo full-length a meno di tre anni di distanza da quel “Burst Into Flame” che aveva portato la band alla nostra attenzione. Nel mezzo abbiamo avuto modo di recensire anche il secondo disco degli Haunt, “If Icarus Could Fly”, che però ci aveva lasciato con un interrogativo e una punta di delusione: la completa aderenza del secondo album con il primo, infatti, ci aveva fatto sorgere il timore di trovarci di fronte ad una band frettolosa, impegnata a macinare canzoni su canzoni senza lasciarsi il tempo di maturare e continuare a crescere. Ricevuto il nuovo lavoro, ancora una volta immesso sul mercato a tempo di record, eravamo pronti ad assistere ad un ulteriore abbassamento della qualità, in una parabola discendente che avrebbe rischiato di far finire la band di Trevor Church nel dimenticatoio.
Fortunatamente, “Mind Freeze” fa ripartire con slancio la carriera degli Haunt, segnando un netto passo avanti rispetto al suo predecessore e confermando quell’evoluzione che ci saremmo aspettati dopo “Burst Into Flames”. Church e compagni compongono ancora una volta una manciata di canzoni che si nutrono senza se e senza ma alla tradizione degli anni Ottanta, ma lo fanno con una scrittura più matura, che alterna assalti di metallo fumante (“Hearts On Fire”) a momenti più rocciosi e cadenzati (“Voyager”). Convincente anche l’utilizzo di synth, che punteggiano le composizioni con discreti interventi dal sapore vintage, che rimandano alle atmosfere sci-fi degli anni Settanta e Ottanta. Infine citiamo un ultimo elemento di novità che ha aggiunto ulteriore valore al prodotto finale: il buon Church, pur rimanendo il leader e il compositore principale della band, ha abdicato al ruolo di chitarra solista, lasciando l’incombenza a John Tucker, che si rivela molto più efficace in questo frangente. Un plauso, quindi, agli Haunt, che hanno saputo sfruttare al meglio il tempo a loro disposizione, riprendendosi dal parziale passo indietro ed evolvendosi senza snaturare il proprio sound. Bene così.

TRACKLIST

  1. Light The Beacon
  2. Hearts On Fire
  3. Mind Freeze
  4. Divide And Conquer
  5. Saviors Of Man
  6. Fight Or Flight
  7. Have No Fear
  8. On The Stage
  9. Voyager
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