HAUNTER – Discarnate Ails

Pubblicato il 10/05/2022 da
voto
7.5
  • Band: HAUNTER
  • Durata: 00:31:35
  • Disponibile dal: 06/05/2022
  • Etichetta:
  • Profound Lore

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Prosegue in sicurezza, accarezzando dorature armoniose e non perdendosi in apoteosi della propria bravura strumentale, l’avventura degli Haunter, tra gli esponenti di un suono techno-death metal equamente diviso fra tradizione e modernità. Balzati agli onori delle cronache underground con il secondo album “Sacramental Death Qualia” (2019), i quattro texani salgono di visibilità accasandosi per la rinomata Profound Lore. Lo fanno proseguendo in modo abbastanza lineare, rispetto ai canoni stilati nel disco precedente, andando a enfatizzare alcune componenti e a dare propulsione a registri melodici cristallini e ben poco torbidi. Il death metal evoluto, accanto alla corrente di suoni contorti, plumbei e accartocciati su se stessi, propone da qualche tempo compagini che, per quanto furibonde, terremotanti e pressanti, non si fanno problemi ad ammansire la propria indole con un chitarrismo di impronta prog e suoni abbastanza puliti. Addolciture mitiganti un campionario di spasmi e dissonanze degno di realtà più fosche, mentre nel caso di una band come gli Haunter il death metal vertiginoso e lanciato in movimenti frenetici tiene un andamento più snodato, agile, per nulla critptico. Non difetta in veemenza, ma è pure portato a deliziare. Sempre andando a mille all’ora, di prevalenza, con gli incisi più ritmati a far venire in mente i moti brutali del death floridiano e le sciabolate ad alto tasso di armonia a regalare inquieta bellezza.
Solo di poco oltre la mezz’ora di durata, “Discarnate Ails” fugge via che è un piacere sull’onda arcobaleno di un chitarrismo luminescente, esuberante, che nel duettare con l’altrettanto estroso basso e la batteria può ricordare le esperienze soniche degli Atheist e dei Death di metà carriera. Un gusto per le tonalità chiare, in un contesto comunque abbondante di torsioni, parentesi complesse, stacchi mozzafiato. Il modo di gestire la simbiosi tra velenosità e intricatezza ricorda il prog-black metal dei Krallice, con strutture chiare che subiscono piccoli e costanti processi di aggiustamento, modifica, e le soliste ad agire in assoli lunghi e ridondanti. Ai primi ascolti il disco può apparire monocorde, la sua urgenza, la velocità d’esecuzione, tendono a coprire in parte le tante idee strumentali messe in campo. Diradata questa specie di ‘nebbia’, si capiscono meglio i contorni di quanto stiamo udendo e la personalità della band esce fuori con una sua autorevolezza. Gli Haunter stanno godendo di un certo hype, nei circuiti underground; sul piano della pura inventiva, non crediamo stiano esponendo chissà quali specialità esotiche, cose mai sentite. Mentre, se sul piatto della bilancia mettiamo appunto sia la ricercatezza, sia la capacità di costruire tracce arrembanti, frenetiche e con uno sviluppo ragionato e coeso, allora il discorso cambia: il loro è un death metal (sporcato di black) maturo e concreto, un ottimo compromesso tra la voglia di osare e il sapere cosa comporta suonare un certo genere. “Discarnate Ails” è album assai gradevole, da mettere in lista ascolti se si amano sia la violenza a briglia sciolta, sia la pregevolezza strumentale e un’estetica elegante.

TRACKLIST

  1. Overgrown with the Moss
  2. Spiritual Illness
  3. Chained at the Helm of the Eschaton
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