HAUNTER – Sacramental Death Qualia

Pubblicato il 07/10/2019 da
voto
7.0
  • Band: HAUNTER
  • Durata: 00:46:14
  • Disponibile dal: 13/09/2019
  • Etichetta: I Voidhanger Records
  • Distributore:

Il death/black metal spasmodico e ad alto tasso di dissonanza enumera oggigiorno un ragguardevole numero di fautori: nuove band emergono con regolarità in questo filone, a volte tendendo all’impenetrabilità e all’elitarismo, in altri casi rimanendo relativamente vicine a suoni e schemi tradizionali. Gli Haunter appartengono a questa seconda categoria e, pur essendo attivi già da sei anni, non avevano goduto della benché minima esposizione prima dell’approdo su I, Voidhanger per “Sacramental Death Qualia”, loro secondo full-length. Un primo sguardo al dettagliatissimo artwork, per chi è avvezzo a suoni visionari e furibondi, può dare facilmente un’idea dei contenuti del disco, almeno sommariamente: canzoni che diventano ben presto fiumane di eccentrica violenza, vorticose, enciclopediche nell’elencare soluzioni death e black metal altisonanti e di alto tasso tecnico, stacchi feroci, dissonanze ondeggianti, registri vocali minacciosi e variegati, chitarre acustiche. Quest’ultimo elemento, a dire il vero, sarebbe un intruso. Ed è proprio ciò che dà la spinta decisiva agli Haunter per poter dire la loro nell’affollato ambiente di riferimento, pur riconoscendo che non è soltanto nei tratti soft del sound che i texani ben si difendono.
Le cinque tracce qui in esame, sottoposte al mastering di Brendan Sloan dei Convulsing, comprendono una gamma di temi musicali piuttosto noti, rielaborati però con destrezza, calibrando attentamente sperimentazione e animosità old-school. La curvatura dei brani vede smussate le spigolosità più scomode, in virtù di giri di basso non lontani dalle voglie fusion di Tony Choy e Steve Di Giorgio, mentre le ritmiche di chitarra si snodano elastiche, brutali senza eccessi quando si punta alla ruvidezza, spigliate e ariose quando si sovrappongono arpeggiati e rasoiate oblique. Lo schiudersi ad andamenti molto aperti e di raffinato taglio atmosferico, comunica infine sensazioni poco convenzionali, il vero fiore all’occhiello degli Haunter. Nella presentazione dell’album si parla di primi Opeth per suggerire come il gruppo utilizzi le chitarre acustiche ed è questo un riferimento tanto azzeccato quanto incompleto. Infatti, laddove gli svedesi scendevano in una quiete intoccabile, la compagine di San Antonio mette maggiore energia e non ha timore di affrontare ritmi di elaborata costruzione, stando ben distante da un uso minimale delle acustiche. L’esempio migliore è rappresentato dall’avvincente strumentale “Abdication”, toccante pur non languendo in territori chissà quanto eterei e impalpabili. La produzione abbastanza sporca e standard toglie qualcosa in brillantezza alle soluzioni più coraggiose, il taglio del suono sa di compromesso fra il desiderio di restare entro confini extreme metal nettamente tracciati e quello di diventare qualcosa di meno definibile, dando pieno sfogo al proprio estro. “Sacramental Death Qualia”, pur denotando talento sopra la media e canzoni di senso compiuto, già esplicative di un ‘modello Haunter’, soffre quindi di questo restare sospesi fra due diverse modi di intendere la materia metal. Per ora bene, ma è in prospettiva che la band intriga maggiormente…

TRACKLIST

  1. Dispossessed Phrenic Antiquity
  2. Spoils Vultured Upon Sole Deletion
  3. Abdication
  4. Subversion of a Heathen Tongue
  5. Sacramental Death Qualia
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