HEAD OF THE DEMON – Deadly Black Doom

Pubblicato il 05/05/2020 da
voto
8.0
  • Band: HEAD OF THE DEMON
  • Durata: 00:50:06
  • Disponibile dal: 30/04/2020
  • Etichetta: Invictus Productions
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Inconfondibili. Gli Head Of The Demon lo sono in ogni singolo arpeggio e riff, tratti fondanti di uno stile a loro riferibile in una manciata di note. Sono poche le band che possono permettersi di distinguersi tanto facilmente, operando in un bacino di sonorità classiche, rimestate così innumerevoli volte che già il buon riciclo potrebbe apparire lodevole. Per la compagine svedese, invece, la patina di già sentito, le citazioni lampanti, l’approvvigionamento di idee altrui non è mai stato un problema con cui scontrarsi. Musica minimale, quella di “Deadly Black Doom”, plasmata attraverso un suono arcaico, analogico, che si rifà ai primordi di doom e black metal. Anche se parlare solo e soltanto di heavy metal, nella sua accezione pura e vasta, priva di confini ma ancorata a un certo lugubre immaginario, sarebbe probabilmente più corretto. In questo terzo album, probabilmente il più compiuto e dettagliato di quelli prodotti finora, la componente liturgica si accresce, mista a un’atmosfera orrorifica mai così palpabile, dipinta attraverso un utilizzo peculiare degli arpeggiati. Le note di chitarra sono distillate con serafica calma, danzano in tondo in mantra crepuscolari che salgono e scendono in moti eleganti, sorretti da una batteria che si muove circospetta in cadenzati cerimoniali, mai troppo lineari o prevedibili. In ogni brano, emerge immediatamente una linea melodica accattivante, sinistra, descrivente il mood dell’intera traccia, dalla quale si dipartono riff rocciosi, miscelanti primi Black Sabbath, Celtic Frost, Candlemass, primissima NWOBHM, le asprezze di Death SS e Mortuary Drape. Infine, ultima non per importanza, l’ombra lunga del santone del dark metal italiano Mario Di Donato e dei suoi The Black.
Ritmate, ossessive e inducenti alla trance, le sei canzoni di “Deadly Black Doom” si muovono a un passo inconsueto, in una lenta marcia verso gli antri più oscuri della mente. Gli Head Of The Demon sono una band volta alla contemplazione, al concentrarsi su se stessa, escludendo tutto quanto vi è attorno, per guardare a un mondo immaginario e sotterraneo che vuole farsi conoscere solo da pochi. Le melodie si compiacciono di sé e rimangono a mezz’aria, immobili, incorporando un feeling orientaleggiante, gotico, che in quest’occasione sa anche di vecchio prog e folk, ricordati in alcune momenti particolarmente tenui. Rispetto ai primi due dischi, vi è addirittura minore ardore propriamente metal, a favore di una lentezza solenne, a tratti sfibrante, insostenibile; a chi non ha dimestichezza con sonorità come queste, che prediligono la via dell’allusione, della sottrazione, a quella dell’impressione netta e immediata e della fastosità, potrebbe apparire qualcosa di totalmente illogico. Incoerente, fuori dal tempo.
In brani come la mesmerizzante opener “The House Of Peor” o la conclusiva, pachidermica, “Voidsoul”, si apprezza la rara capacità di sintetizzare una sensibilità melodica figlia dell’hard rock settantiano e il piacere di indurre alla meditazione di una realtà trasversale come gli Urfaust; oppure, il saper irretire con chitarre nere, dense e immobili come sapevano fare i Reverend Bizarre. Il pacato ricorso a cori puliti di rimembranza ecclesiastica, il digradare docilmente ma inesorabilmente verso gli Inferi, il riverbero naturale degli strumenti spingono in una dimensione atemporale, possedimento esclusivo del gruppo di Stoccolma. La loro non è musica facile, “Deadly Black Doom” si rivolge a una fascia di ascoltatori molto ristretta: ma per chiunque ami gingillarsi con sonorità plumbee di ardua decrittazione, gli Head Of The Demon sono quello che vanno cercando. E qualcosa dal quale si staccheranno molto difficilmente.

TRACKLIST

  1. The House of Peor
  2. Dawn Walker
  3. En To Pan
  4. Set-Sutekh
  5. St. Cyprian
  6. Voidsoul
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