HEARSE – Dominion Reptilian

Pubblicato il 06/04/2003 da
voto
7.0
  • Band: HEARSE
  • Durata: 00:52:20
  • Disponibile dal: 06/04/2003
  • Etichetta: Hammerheart Records
  • Distributore: White 'n' Black

Spotify:

Apple Music:

Sono certo che qualcuno starà ancora rimpiangendo la ruvida ed abrasiva voce di Johan Liiva, sbraitante dietro il microfono degli Arch Enemy, sua precedente band; come sono altrettanto certo che qualcuno non avrà del tutto gradito l’avvento della signorina Angela Gossow quale frontgirl del succitato gruppo. Ebbene, dopo aver ascoltato il lavoro qui recensito, consiglio caldamente a chiunque rientri nelle due categorie di cui sopra di procurarsi presto, e senza indugi, questo disco. Gli Hearse, infatti, sono proprio il nuovo progetto dell’ex-singer degli Arch Enemy, tornato prontamente in pista grazie ad un suo vecchio bandmate, il batterista/chitarrista Max Thornell, intento a cercare un vocalist d’impatto per la sua creatura in piena fase di sviluppo. Legati da profonda amicizia, risalente all’epoca dei Furbowl, band attiva nei primi anni ’90, i due hanno reclutato Mattias Ljung alla chitarra solista ed in poco tempo sono giunti al contratto con la label Hammerheart. Dopo la release del 7” “Torch”, risalente al 2002, ecco i nostri giungere al fondamentale appuntamento con la pubblicazione del loro debut-album. “Dominion Reptilian”, preciso subito, trasuda death metal (ultra)melodico dalla prima all’ultima nota e non è, come del resto era prevedibile, un acerbo ed ancora immaturo primo album. Il terzetto sa suonare e sa come scrivere una canzone, la melodia marchia a fuoco ogni track, potenza e furore esecutivo sono ben impressi fra i solchi del dischetto; la voce di Liiva, riconoscibilissima al primo accenno, graffia sempre che è un piacere, alternando profondi cantati growl a parti più acute e laceranti; le chitarre creano riff incisivi e circolari e ritmiche davvero trascinanti; i solo, presenti nella totalità delle song, sono parte decisiva nell’economia del sound della band svedese; il drumming risulta essere discretamente fantasioso e ben calibrato, anche se gli amanti della doppia cassa a manetta rimarranno forse delusi dal constatarne il moderato utilizzo. Tutto ciò è quello che scaturisce dall’ascolto di “Dominion Reptilian”, preso come lavoro a sé stante; emerge però, riflettendo con più attenzione, un aspetto del disco che genera qualche inopportuna crepa nel mio giudizio: la mancanza di originalità. Nulla da obiettare, sia chiaro, sulle capacità tecnico-compositive degli Hearse, ma le somiglianze con gli Arch Enemy di “Burning Bridges” rasentano l’imbarazzo: stesse strutture melodiche, simili assoli (lo spettro dei fratelli Amott aleggia severo per tutta la durata del lavoro), pochi (pochissimi) tentativi di inventare qualcosa di nuovo. Non saprei dire se questo sia un difetto grave o trascurabile, tutto dipende dall’obiettivo che i tre componenti del combo si sono preposti: diventare la next big thing in ambito melodic death oppure comporre un qualcosa di onesto ma senza troppe pretese, rischiando così, però, di rimanere intrappolati nel gruppo inseguitore, faticante alle spalle di gente del calibro di In Flames, Dark Tranquillity, Soilwork e, ovviamente, i già citati Arch Enemy. “Dominion Reptilian” è comunque un disco più che buono, suonato e prodotto bene, con brani catchy ma pesantemente metallici, a partire dalla title-track, della quale segnalo il terremotante finale a sfumare, e dal singolo “Torch”, di facile presa e con un ritornello che si stampa in testa nel giro di due passaggi. Molto strana è “Cosmic Daughter”, una canzone che dà quasi l’idea dell’incompiuta con le sue continue false partenze, ma che si rivela nel tempo mostrando un interessante arrangiamento al pianoforte, atipica nel suo dipanarsi a sbalzi e con il vocione di Johan posto in primissimo piano. A dispetto del titolo, “Contemplation” è veloce e diretta, fra le migliori senza dubbio. “Well Of Youth” la trovo molto maideniana, soprattutto nel giro portante di chitarra, mentre “So Vague”, epica, possente e con un solo da brividi, s’aggiudicherebbe la palma di miglior pezzo se non fosse per l’estenuante parte ai sintetizzatori che ne decreta la fine; chiudono le danze “The Unknown” (bello il break acustico spagnoleggiante) e l’irruenza di “Avalon”. Non mi è possibile dare un’opinione riguardo le lyrics composte dagli Hearse, non avendole a disposizione: scorrendo i titoli delle undici canzoni, si potrebbe ipotizzare anche la presenza di una sorta di concept a sfondo fantascientifico, ma non mi sbilancerei più di tanto. Insomma, visto sotto l’ottica del fan sfegatato di melodic death, l’album meriterebbe qualsiasi complimento immaginabile, essendo realmente pregno di tutti gli elementi che caratterizzano il genere. D’altra parte, mi sembra giusto tenere in dovuta considerazione la pecca della poca fantasia, la fastidiosa stonatura della non-originalità, dato che i musicisti qui coinvolti non sono certo di primo pelo. Qualcosina in più potevano proprio osare! Peccato, comunque bravi!

TRACKLIST

  1. Dominion Reptilian
  2. Torch
  3. Cosmic Daughter
  4. Contemplation
  5. Rapture In Twilight
  6. Well Of Youth
  7. Abandoned
  8. End Of Days
  9. So Vague
  10. The Unknown
  11. Avalon
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.