HEATHEN – Empire Of The Blind

Pubblicato il 13/09/2020 da
voto
7.5
  • Band: HEATHEN
  • Durata: 00:47:16
  • Disponibile dal: 18/09/2020
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Maledetti Slayer e maledetti pure gli Exodus! E’ colpa vostra se abbiamo dovuto attendere ben dieci anni per poter ascoltare un nuovo album a firma Heathen. Si scherza ovviamente tuttavia, dopo il sodalizio con la Nuclear Blast avvenuto nel 2012, la macchina di produzione della band californiana, già avviata nella creazione del successore di “The Evolution Of Chaos”, dovette tirare un pesantissimo freno a mano a causa di alcuni dislocamenti chitarristici che, inevitabilmente, cambiarono i piani d’azione, ritardando così una release che, a quel punto, sembrava ormai essere di più rapida pubblicazione. Mentre, da una parte, Gary Holt diventava a tutti gli effetti il ‘nuovo’ (si fa per dire) Jeff Hanneman, in casa Exodus, ad accompagnare Lee Altus nelle esibizioni dal vivo arrivava proprio Kragen Lum, compagno dello stesso Altus negli Heathen, nonchè principale compositore dei brani che avrebbero composto il nuovo full-length. Cambiamenti che si sono cementati negli anni, protraendosi sino al 2019 quando, con il ritiro dalle scene di Tom Araya (e basta visto che Kerry King e Paul Bostaph proseguiranno in altri progetti), entrambi i musicisti coinvolti sono tornati all’ovile. Un rientro che, tra le altre cose, ha permesso la realizzazione del qui presente “Empire Of The Blind”. E allora, tutti felici e soddisfatti dopo cotanta attesa?
Basterebbero le note dell’intro “This Rotting Sphere” per avere una risposta più che esauriente: sì, ragazzi, “Empire Of The Blind” è un disco che suona dannatamente Heathen, dove thrash, speed ed heavy s’incontrano in un incrocio di sinfonie potenti e sopraffine, tempestate da ritmi martellanti, decisi e talvolta pure malinconici. Un micidiale mix sonoro che si rivela immediato in “The Blight”, primo singolo lanciato e contraddistinto da un riff ultraipnotico sul quale la sezione ritmica rulla a dovere, mentre le linee melodiche intarsiate da Lum inseguono il clean di un David White, qui autore di una prova davvero notevole. Esso risulta essere il tipico e sontuoso brano targato Heathen che rimanda di diritto ai primi capolavori quali “Breaking The Silence” e “Victims Of Deception”, confermando come la band di Altus, pur avendo pochi colpi in canna, quando spara lascia sempre il segno. Sontuosità che si ripete nella successiva titletrack: costruita su due sezioni sostanzialmente contrapposte, “Empire Of The Blind” scatta fulminea anticipando una strofa decisamente massiccia prima del refrain armonioso e celebrativo, seguito a sua volta dal canonico groviglio di melodie disegnate alla perfezione dalla coppia Altus/Lum. Doppietta con intro che va dritta dritta tra gli episodi clou di un album dove tutto (o quasi) fila per il verso giusto regalandoci un comeback di assoluto valore che verrà sicuramente inserito tra i top del genere per il 2020. Dai passaggi più coinvolgenti e decadenti di “Sun Of My Hand” (il primo pezzo ad essere stato scritto nel lontano 2012, come rivelato dallo stesso Lum) e “Shrine Of Apathy”, agli assalti più diretti e catchy di “Blood To Be Let”, dalla strumentale “A Fine Red Mist” (ricordandoci la vecchia “Guitarmony”) sino alla conclusiva e pestifera “Gods Divide” (altra hit in formato old-school – mazzate garantite), il nuovo degli Heathen ci mostra una band in splendida forma, nella quale vanno giustamente segnalate le prestazioni dei due nuovi arrivati. Al posto del compianto Jon Torres e dello storico Darren Minter, entrambi presenti nel precedente “The Evolution Of Chaos”, troviamo infatti Jason Mirza, già bassista e collega di Lum negli Psychosis, e Jim DeMaria, attuale drummer dei Toxik che forse qualcuno ricorderà per la sua performance alquanto sobria durante il moshpit venutosi a creare nel corso del concerto degli Heathen tenutosi a Bresso nel 2014, quando ancora DeMaria era sceso in campo con i Generation Kill, di spalla quella sera alla band americana.
Funziona tutto o quasi, si scriveva in precedenza: già perché, oltre ad una produzione non sempre impeccabile, alcuni brani avrebbero potuto essere meglio strutturati o quanto meno arricchiti con spunti di maggior interesse: se infatti “Dead And Gone” e “Devour” si salvano in corner, “In Black” va a riempire la fastidiosa casella riservata ai filler. Sbavature che, pur non rovinando la generale goduria nel poter riascoltare certe sonorità, non permettono a “Empire Of The Blind” di raggiungere una perfezione a cui molti auspicavano. Lee Altus e compagni sono tornati, senza tante etichette del caso o paragoni con altre band, confermando un’indipendenza sonora che li ha contraddistinti anche nei precedenti lavori. E mentre il teschio dominante la cover si benda gli occhi di fronte ad una società sempre più allo sbando, non ci resta altro che premere ‘play’ e dare nuovamente inizio all’ultima fatica dalla Bay Area.

TRACKLIST

  1. This Rotting Sphere
  2. The Blight
  3. Empire Of The Blind
  4. Dead And Gone
  5. Sun In My Hand
  6. Blood To Be Let
  7. In Black
  8. Shrine Of Apathy
  9. Devour
  10. A Fine Red Mist
  11. The Gods Divide
  12. Monument To Ruin
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