HEATHEN RITES – Heritage

Pubblicato il 09/10/2021 da
voto
7.5
  • Band: HEATHEN RITES
  • Durata: 00:35:11
  • Disponibile dal: 27/08/2021
  • Etichetta:
  • Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

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Quando si pensa al classic doom, a volte la sensazione è quella di un perenne rimestare sulle medesime coordinate, cambiando di poco l’ordine dei fattori, cullandosi nel nostalgismo. Insomma, uno sguardo velato di lacrime verso un passato mitizzato, tipico di chi non riesce ad accettare il tempo che passa. Operazioni come quella sotto l’egida Heathen Rites aiutano a comprendere la brillante attualità di questi suoni, a ricordare quanto possano ancora scuoterci, regalare emozioni autentiche, senza doverci rifugiare nel gioco dei rimandi a questa o quell’altra band del passato. Gli Heathen Rites sono una one-man band, il progetto dello svedese Mikael Monks, relativamente noto nel circuito underground per una bella realtà di doom/hard rock tradizionale quali sono i Burning Saviours. Nella sua incarnazione solista, Monks non va poi molto lontano dal suo gruppo principale, personalizzando però notevolmente la sua proposta, per ricomprendere una serie di sonorità collaterali al doom. Ramificazioni che potremmo interpretare come un albero genealogico del genere e sue proliferazioni, più o meno recenti. Perché a un riffing ossianico, heavy e pompato, memore di Pentagram, Black Sabbath e Candlemass, Monks aggiunge molto altro. L’affioramento del blues e di un raccontarsi tipico del grande rock americano d’annata, intriso nel midollo di folk, permea un po’ tutta la tracklist, facendo avvampare di una speciale passionalità il timbro virile e malinconico del nostro eroe, portavoce di passioni mai sopite e incarnate da canzoni pulsanti vitalità, calde e avvolgenti.
Qua non ci interessa tanto l’esplorazione delle tenebre, i sottili, impercettibili sentori sinistri che il doom sa evocare, oppure l’opulenta tragicità, o i suoi toni disperati; importa invece la sua capacità di raccontare, di infondere pathos parlandoci di cose semplici, connessioni tra l’uomo e la natura, riflessioni sulle proprie radici, il misurarsi con le asprezze dell’ambiente, l’impronta del passato. “Heritage” è album nel quale il concetto di ‘nordicità’ ha ancora valore: un valore forte, solido, non un cliché buono per raccattare qualche effimera menzione sui social media. Nel suo lungo protrarsi tra movimenti lenti, decisi e sofferti, intrecciando possente elettricità e scampoli acustici e quieti, Monk ricorda una versione scandinava dei Pallbearer, spogliati di progressive e abbellimenti, oppure degli Isole in versione notevolmente meno epica. Un disco, “Heritage”, che sa di distese sconfinate, foreste a perdita d’occhio e di provincia; una marginalità orgogliosa e non priva di cura e fascino, che sa divenire pure elegante e raffinata, ma pur sempre ruspante e lontana dalle sciccherie cittadine.
All’occorrenza ruggente, languido, dolce, crepitante, decadente, il doom di Heathen Rites mescola struggimento e una potenza evocativa rara, senza ricorrere ad alcun artifizio chissà quanto elaborato. Pezzi come “Midnight Sun” e “Here Comes The Night” ci fanno vibrare nelle viscere, per il semplice fatto che son gran belle canzoni: non vi è altro da aggiungere. Anche scendendo sul terreno dell’hard rock stradaiolo, dal riffing grasso e tracotante, si nota una scrittura forbita e lontana da facilonerie, come nella rombante “The Sons Of The North”, prima che le urla stregonesche della breve “Kulning”, cantata a cappella da voce femminile (molto myrkuriana) chiudano un disco di qualità media encomiabile. Non sappiamo se “Heritage” resterà un capitolo isolato, oppure Monk vorrà dare ancora voce a questo suo Io interiore: fatto sta che, se questi sono i risultati, sarà il caso che una tale fiamma non si spenga in fretta e bruci ancora a lungo.

TRACKLIST

  1. Eternal Sleep
  2. Midnight Sun
  3. Autumn
  4. Gleipner
  5. Here Comes The Night
  6. The Sons Of The North
  7. Kulning
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