HEAVEN IN HER ARMS – White Halo

Pubblicato il 08/08/2017 da
voto
7.5
  • Band: HEAVEN IN HER ARMS
  • Durata: 45:40
  • Disponibile dal: 07/07/2017
  • Etichetta: Translation Loss
  • Distributore:

Piaccia o no è probabilmente l’epoca in cui il post-hardcore – o la commistione dell’hardcore con una vena altra – sta viaggiando sulle sue vette più alte. Il tanto usato prefisso ‘atmospheric’ si unisce ormai con quasi totale naturalezza a quelle correnti che fino a non molto tempo fa erano considerate estreme, pure, inaffacciabili per i teneri di cuore e che restavano probabilmente all’appannaggio di pochi temerari che si avventuravano senza timore nelle loro caustiche progressioni. Con il fenomeno del crossover musicale le tonalità del cosiddetto post-rock si sono infatti inserite soprattutto nel fenomeno hardcore (o in quello black/death metal) dando sicuramente luogo a fenomeni e album di rilievo, che non sempre, però, si sono trovati in accordo con coloro che masticavano da anni l’aspetto più ferreo del lato più distorto. Memori della lezione qualitativamente alta di band come i Converge, i giapponesi Heaven In Her Arms (il cui nome non a caso si rifà ad una canzone di “Jane Doe”) hanno teso sempre di più a questa (nuova) tradizione d’impatto, culminata col fenomeno Deafheaven, permeando le loro sfuriate secche alla malinconica persuasione del post-rock sognatore, ben più accessibile del suo fratello estremo. È infatti con pezzi come “Abyss Of The Moonglow” che i nipponici Heaven In Her Arms recuperano sia i Converge che i conterranei Mono e li mischiano nelle loro riflessioni spleenetiche e post-hardcore fatto di riverberi, tremoli, urla strazianti e melodie cinematiche che trasformano il tutto in passaggi di sicuro impatto catartico. Son passati una quindicina d’anni dalla nascita del gruppo e “White Halo” sembra essere il tassello che sancisce la maturazione avvenuta all’interno della band, che si è presa il giusto tempo per partorire qualcosa come i dieci minuti della la finale “Turbid Fog”, capace di racchiudere l’onestà della band, tutto il suo gusto e tutta la sua forza, senza pose eccessive e senza snaturarsi in maniera troppo drastica. Il trittico di chitarre funziona alla perfezione e riesce a donare quel multistrato atmosferico autentico e ben scritto, in grado di amplificare le tonalità forti della comunicazione emotiva della band. Come avviene anche nella più progressive “Glare Of The End”, non è difficile trovare prove di rilievo che, seppur ancorate alle solite soluzioni di impatto e di melodia, riescono ancora a sembrare fresche ed efficaci, grazie soprattutto al trittico Kent/Takayuki/Katsuta. A cavallo, dunque, tra post-hardcore, blackgaze, post-rock e screamo, questo nuovo “White Halo” ha un carattere autentico, fatto di composizioni ben strutturate, ripetitive ma non snervanti, eroiche, maestose e pur sempre potenti ed efficaci. Il sound si è sicuramente ammorbidito rispetto a “黒斑の侵蝕” (“Erosion of the Black Specle”), ma si amplificato l’aspetto più omogeneo delle composizioni rispetto a “幻月” (“Paraselene”), molto più secco, visionario e altalenante, risultando più concepito come un unico flusso di maestoso prodotto post-metal.

TRACKLIST

  1. Ray Of Light At Dusk
  2. Abyss Of The Moonbow
  3. Forgivable Drown
  4. Glare Of The End
  5. Chain With Fetters
  6. Entangled Torus
  7. Turbid Fog
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