7.0
- Band: HEAVENFALL
- Durata: 00:53:15
- Disponibile dal: 15/05/2026
- Etichetta:
- Rockshots Records
Se ci sono storie che ci piace particolarmente raccontare, sono quelle delle band che non hanno mai smesso di crescere musicalmente e tecnicamente: è una storia che calza a pennello con l’evoluzione degli abbiatesi Heavenfall, che finalmente rilasciano il loro secondo album, “Thorn”, a distanza di quattordici anni da “Falling From Heaven”.
In tutti questi anni, Pave e Dest, rispettivamente chitarra e voce, hanno potuto esplorare molto la scena italiana, entrando a far parte alternativamente di altri progetti come Furor Gallico, SpellBlast e Altjira, e questo si sente immediatamente non appena parte “Squall-Led”: una bordata di heavy moderno, ben suonato e ben prodotto, fatto apposta per trascinarci in atmosfere che ammiccano da una parte ai Nevermore e dall’altra all’heavy più classico e tradizionale di scuola italiana.
Si apprezzano ancora molto l’impatto di Nick al basso, che nel frattempo (stando alle note stampa a corredo del disco) ha lasciato la formazione dopo le registrazioni, e la batteria del nuovo arrivato Marco, incalzante e potente, dritta come dovrebbe essere una produzione di questo tipo.
Momenti quasi da ballad come “No Candlelight” e “Left Apart” si alternano a sfuriate dritte e monolitiche come “This Illusion”, dove gli Heavenfall sfoderano il loro lavoro sui cori, sempre ben curato e coinvolgente, così come gli assoli e la voce di Dest, che non sembra voler perdere lo smalto nonostante l’avanzata del tempo.
Non mancano però, come dicevamo, i momenti più tradizionali come “Lingering Under The Acid Rain”, dove la band recupera l’heavy metal più classico e lo reinterpreta alla sua maniera, o in “Ora Pro Nemine” che sembra muoversi fra momenti più progressivi di maideniana memoria a parti quasi thrash metal.
Il brano più ambizioso del lotto è sicuramente la conclusiva “Stramonium”, in cui la band si lancia in otto minuti che alternano parti più ritmate a assoli, riff e arpeggi, permettendo ai musicisti di mettere in mostra tutta la loro bravura compositiva e esecutiva, con i cori sempre ben definiti a costituire l’ossatura dei brani.
Se dovessimo proprio trovare un difetto a “Thorn”, diremmo forse che è un po’ troppo prolisso: sono innumerevoli le parti in cui la band da mostra delle proprie abilità tecniche e ci sarebbe forse piaciuto che alcuni brani si concentrassero più sull’essere diretti e senza fronzoli, ma non si può certo dire che questo album, frutto di una lenta e proficua maturazione, sia noioso.
Gli Heavenfall si dimostrano oggi una formazione matura e pronta per prendersi il proprio posto nella scena italiana, complice anche l’ottimo lavoro di Maurizio Cardullo degli Husqwarnah in fase di registrazione e il mix di Davide Tavecchia ai Twilight Studio.
La band è sicuramente sulla strada giusta per costruire qualcosa che riesca a lasciare il segno, e speriamo che continui così.
