HEAVEN’S CRY – Outcast

Pubblicato il 24/06/2016 da
voto
7.0
  • Band: HEAVEN'S CRY
  • Durata: 00:51:59
  • Disponibile dal: 06/03/2016
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

Che gli Heaven’s Cry siano diventati più accessibili? Dall’ascolto – reiterato più volte – del qui presente “Outcast”, quarto rintocco discografico in 20 anni di carriera della band canadese, sembra emergere forte quest’impressione. Dopo l’ottimo debutto “Food For Thought Substitute”, disco che ancora personalmente annoveriamo trai nostri preferiti nel prog Anni’90, i quattro di Montreal si sono rinchiusi in una fortezza sonora dalla scarsa accessibilità, pubblicando prima il poco interessante “Primal Power Addiction” nel 2002 e, in tempi più recenti, il più variegato “Wheels Of Impermanence”, che recensimmo proprio per questo portale. Descritti in quella sede come un misto degli aspetti meno fruibili di Dream Theater, Fates Warning e Voivod, i Nostri hanno proposto in quest’ultimo decennio della musica in effetti fortemente sbilanciata sull’aspetto aridamente tecnico; con un occhio aperto sempre più alla soluzione dissonante o al cambio di tempo inaspettato, piuttosto che alla ricerca di una buona fruibilità o di una melodia memorizzabile. Le cose cambiano un po’ con questo nuovo album, “Outcast”, che invece su parecchi pezzi mostra una capacità – che credevamo perduta – di costruire melodie lineari e definite, che forniscono uno spiraglio all’ascoltatore per entrare nel mood giusto e godere in maniera appropriata del progressive metal proposto. Non stiamo parlando di un vero e proprio cambio di approccio o di genere, sia chiaro; piuttosto, siamo qui a parlarvi di una chimica un po’ diversa, un modo di mischiare gli stessi ingredienti che permette di osservare la musica degli Heaven’s Cry (ancora fortemente tecnica e strumentale) in una luce un po’ inedita. Si parla di piccoli cambiamenti, pennellate di varie sfumature di grigio e non solo bianche o nere, che ci permettono magari di passare dalla parte arpeggiata o acustica di una canzone alla successiva bordata elettrica senza rimanere spiazzati dalla transizione. Un esempio può essere rappresentato da un ispirato assolo che segua la parte arpeggiata per poi arrivare alla successiva parte ritmica, piuttosto che il duro riff posto a creare una frattura; oppure dall’utilizzo di effetti sonori o voci sintetizzate tra due parti ritmicamente molto dissimili, come succede in “The Human Factor”. La durata media delle canzoni si è poi considerevolmente allungata – indicativa la presenza di una suite come “The Day The System Failed”, quattordici minuti di durata – cosa che dà modo finalmente alla band di esprimere la sua enorme mole di idee su uno spazio maggiore, senza per forza comprimerle in un minutaggio insufficiente come accadeva per l’album precedente. Si nota inoltre una propensione maggiore ad usare in più punti nello stesso brano melodie vocali simili o uguali, creando così degli ottimi hook su cui la nostra attenzione rimane arpionata. Grazie quindi a una proposta fatta ora più di piani e curve piuttosto che di vertici e angoli, gli Heaven’s Cry riescono a proporci un’album caratterizzato da una buona fruibilità, anche se sicuramente non ispirato come l’inarrivabile già citato masterpiece del 1996. Un prodotto questo “Outcast” insomma sicuramente in grado di restare più in testa rispetto agli ultimi due album, probabilmente destinato quindi a una longevità maggiore, almeno per quanto riguarda il nostro stereo.

TRACKLIST

  1. The Human Factor
  2. Outcast
  3. The Day The System Failed
  4. If I Only Knew
  5. A Shift In Scenery
  6. Symmetry
  7. Alive
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