HECATE ENTHRONED – Redimus

Pubblicato il 24/12/2004 da
voto
5.0
  • Band: HECATE ENTHRONED
  • Durata: 00:45:57
  • Disponibile dal: 12/07/2004
  • Etichetta: Blackend Records
  • Distributore: Audioglobe

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Non c’è proprio niente da fare, l’ennesima occasione per riesumare questa band in crisi da anni è fallita anche stavolta, anzi, il nuovo “Redimus” sembra la condanna definitiva per gli inglesi Hecate Enthroned. Per anni tacciati di essere i cloni dei primi Cradle Of Filth, gruppo con il quale ci fu una certa osmosi di persone, da qualche tempo a questa parte la band ha cercato di togliersi questa scomoda (?) etichetta e ha cercato un percorso leggermente diverso. Verissimo, i primi lavori della band risentivano molto dello stile dei loro connazionali più fortunati (e dotati), ma almeno erano release piene di atmosfere oscure. Poi succede che i nostri vogliono cambiare, diventare più aggressivi e così ecco la svolta in chiave death/black del precedente e deludente “Kings Of Chaos”. Il nuovo “Redimus” itera quel tentativo incappando nelle solite lacune: pochezza di idee, minimalismo sonoro, alcune scelte non proprio riuscitissime. La produzione è penalizzante, oggettivamente non è poi così male ma è assolutamente asciutta e rende i suoni inoffensivi. La batteria non ha mordente tanto è compressa, mentre le tastiere sono a tratti imbarazzanti per la loro pochezza: ormai, nel 2004, anche questo strumento pretende un minimo di qualità, ma in questo gli Hecate Enthroned sono rimasti quelli dei primi passi del 1995. La performance del cantante è insufficiente per via della sua prestazione, ma non viene aiutato da una produzione che gli scarnifica le corde vocali senza aiutare la voce ad integrarsi con il contesto musicale, magari un po’ di riverbero avrebbe potuto nascondere molte pecche. I brani non hanno niente d’interessante, a volte gli Hecate Enthroned vorrebbero quasi creare un mix violento tra death e black sinfonico, un po’ come avviene nei Grief Of Emerald, peccato che alla band inglese il tentativo non riesca nel modo più assoluto. Penosa la titletrack un po’ più calma e riflessiva, mentre la conclusione del cd non fa che aggravare una situazione già ampiamente insufficiente. Un cd fatto male sotto tutti i punti di vista, non si intravede un futuro migliore per questa band che da troppi anni manca di dare un segnale convincente. Se non è un addio, poco manca…

TRACKLIST

  1. Intro
  2. soil of sin
  3. headhunter
  4. no one hears
  5. the face of Betragal
  6. as fire
  7. the shining delight
  8. an eternal belief ( I Am Born Part III )
  9. morbera
  10. redimus
  11. choose misanthropy
  12. overriding imagination
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