6.5
- Band: HECATE
- Durata: 00:19:01
- Disponibile dal: 09/12/2013
- Etichetta:
- Revalve Records
“Ultima Specie” segna il debutto assoluto per gli Hecate, formazione laziale dedita ad un death metal quadrato e piuttosto diretto, non privo in alcune situazioni di richiami più o meno velati anche alla moderna scuola del groove-thrash e, almeno nelle intenzioni, a realtà storiche del grindcore scandinavo come Nasum e Rotten Sound. Il songwriting è asciutto e lineare, perfino semplicistico in alcuni frangenti, ma nonostante questo i brani di questo EP scorrono agili uno dopo l’altro, segno questo di una certa esperienza da parte dei membri della band maturata certamente in formazioni precedenti la nascita degli Hecate. Dopo un rapido intro di pochi secondi “Ultima Specie” e “Senza Pietà” mettono in bella mostra quanto detto fin’ora, grazie a riff incisivi al punto giusto, incastrati in strutture snelle e prive di fronzoli compositivi che, ne siamo certi, avrebbero finito per ingolfare la resa finale delle canzoni se non gestiti a dovere. La parte centrale della release presenta sicuramente i pezzi più tirati dell’intero lotto, quelli dove più prepotentemente viene fuori la vena grind della formazione: i blast beat alternati a scambi repentini, le chitarre incalzanti e soprattutto le lyrics in italiano di Anti Christian riportano facilmente alla mente l’operato più recente degli eroi nazionali Cripple Bastards, nonostante sia giusto precisare come non venga mai raggiunta l’intensità e la ferocia sprigionata dal gruppo di Asti nelle sue uscite discografiche. Si torna a pestare duro con “Bestia Quieta” e la finale “Infame” che, salvo alcune accelerazioni abbastanza prevedibili, preferiscono insistere ancora su mid-tempo sostenuti e tappeti di doppia cassa, “ambiente” questo dove gli Hecate mostrano indubbiamente le loro doti migliori e maggiori spunti su cui poter lavorare in futuro per prossime pubblicazioni. Il lavoro in cabina di regia di Marco “Cinghio” Mastrobuono (Buffalo Grillz, Hour Of Penance) infine, risulta equo e ben calibrato per tutti gli strumenti, incidendo in maniera positiva sul giudizio finale di “Ultima Specie”, un lavoro semplice e dalla breve durata, ma sincero nelle intenzioni e diretto nell’esecuzione.
