7.5
- Band: HEIMLAND
- Durata: 00:34:53
- Disponibile dal: 05/05/2023
- Etichetta:
- Edged Circle Productions
Il consiglio, per chi cerca una certa raffinatezza e buon gusto all’interno della musica black metal, è quello di dare un ascolto e una chance a questa band; e non perché i Heimland siano originari della Norvegia, ma semplicemente perché questi quattro artisti (pressoché sconosciuti) sono riusciti già al loro debutto a dimostrare di avere i parametri giusti ed uno stile già ben definito e personale.
La raffinatezza è data da un buon gusto per la musica di base e per aver optato per una produzione scarna, ma molto pulita e ben equilibrata: il quartetto scandinavo è infatti riuscito ad unire il black metal tanto caro alla tradizione nazionale a quanto si può ritrovare nel cosiddetto filone atmosferico, ma anche ad una parte di black metal che volge lo sguardo al mondo epico e nordico del passato.
Questa release possiede una forza unica, data dalla presenza di un feeling malinconico che dona non poco spessore emotivo alla proposta musicale: basta partire dal primo brano acustico per accorgersene. Ancora meglio quando si viene catapultati nel mondo dipinto da questi musicisti con la successiva “Ved Doedens Vugge”, il cui riffing è la versione black metal del giro di chitarra acustico di apertura. La beltà del lavoro alle sei corde, qui primo riff di una lunga serie di soluzioni musicali vincenti, fa capire subito il livello (elevato) che la band è capace di raggiungere.
I brani sono violenti quanto basta, rallentano quando occorre e conservano sempre una loro atmosfera portandosi dietro tante emozioni: a volte malinconici, tristi, decadenti, gli Heimland si avvicinano ad un certo filone di atmospheric black metal, ma anche a gruppi che hanno espresso sempre la loro musica in modo raffinato, comead esempio i Borknagar, sebbene gli stili siano totalmente differenti.
La title-track “Forfedrenes Taarer” è un esempio calzante di tutto quello che rappresenta il sound dei Nostri: era un po’ di tempo che non arrivava proprio dalla Norvegia un prodotto così elegante e ben orchestrato, che racchiude quelle atmosfere andate via via perdendosi negli ultimi due decenni, quando il black metal era intriso di emozioni. “Skugger Fra Ei Svunnen Tid” e la conclusiva “Ættestupet” riescono persino a rievocare qualcosa dello spirito di “Nattens Madrigal” degli Ulver – e tra tutte l’influenza dei Lupi norvegesi sembra quella più marcata.
L’intero CD sembra essere intimamente dedicato alla Natura, al suo lato mistico e spirituale, ma in questo lavoro è possibile, con un po’ di fantasia, trovare un po’ di tutto, non tanto per quel che riguarda l’assonanza di stile quanto il modo di intendere il black metal e a quali emozioni associarlo: così si può passare dai Dismal Euphony ai Vordven (anche se la differenza è tanta dato che qui non si utilizzano i synth) arrivando addirittura a Burzum, come anche le influenze di natura tipicamente folk ma trasformate qui in un riffing black metal. Eppure, alla fine, dovrete riconoscere agli Heimland di possedere già un proprio stile ed identità.
Cn il passare degli ascolti questo disco non fa altro che rivelare nuove bellezze, rendendo incredibile questo un debutto. Dopo l’ascolto di questo album la copertina acquista un senso, quel casolare diroccato racconta tanta storia, ricordi, emozioni rimaste legate a quelle pietre nonostante lo scorrere del tempo: fermatevi lì e aprite il libro del vostro animo, rimanendo in silenzio ad ascoltare.
